Il mito del progresso

E’ nello nostre di bambini.
Vive forte nelle generazioni seguite all’ultimo conflitto mondiale, ma ha radici che conducono all’indietro fino al sorgere della nuova scienza galileiana e baconiana.
Si sposa con la e la di potenza dell’Occidente, con l’aggressività del suo porsi come unico orizzonte ideale e concreto di indirizzo del pianeta.
È diversamente ma comunemente tradotto dalle grandi ideologie che hanno dominato lo scorso secolo.
Vive nei fondamentali economici e tecnologici che caratterizzano la modernità e giungono fino a noi.
Ha persino lontane radici cristiane, nel suo puntare verso l’avvenire.
E’ il del costante e protratto verso mete indefinite.

Eppure proprio oggi si scopre la fragilità concreta di questo assunto di base che ha guidato la stessa nostra idea della e della società.
Cominciamo a temere che la vita dei nostri fogli possa essere peggiore della nostra.
Vediamo che la tecnologia aiuta ma pure distrugge.
Sappiamo che il pianeta non tollera gli assalti che gli abbiano portato e sta ponendo limiti a ulteriori espansioni.
Iniziano a percepire che i processi economici vanno controllati e che tutte le opere dell’uomo sono ambigue.

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Ascoltato Riina sui retroscena delle stragi di mafia

I veleni e i sospetti si moltiplicano, come sempre avviene quando si parla di .
Il cui si devono le morti di e assume vesti sempre più misteriose e preoccupanti.
Il famoso terzo livello sembra emergere dalla foschia dietro i panni di un che doveva siglare la pace tra lo Stato e l’organizzazione criminale.
Chi indaga non si lascia sfuggire un fiato.
La posta in gioca è delicatissima e bisogna procedere con i piedi di piombo.

Ieri magistrati della procura di Caltanissetta hanno interrogato il boss Totò Riina per ben tre ore nel carcere milanese di Opera.
Sul colloquio nulla trapela, se non note strane dell’avvocato Luca Cianferoni che parla di innocenti in gabbia e di responsabili rimasti fuori.
Di certo è facile capire come si tenti di inquinare il clima, a miglior difesa dei condannati con prove schiaccianti e certe.
La verità non può essere del tutto ribaltata e i mafiosi c’entrano eccome nell’assassinio dei due insigni e coraggiosi magistrati.
Qui non si parla di mutare orizzonte ma piuttosto di vederlo e registrarlo in tutta la sua effettiva complessità.
E proprio in questa direzione i stanno emergendo memorie da cui quel famoso patto pare trarre motivi di credibilità.
Si parla dei tentativi di trattativa curati dall’ex sindaco di Palermo Vito , di cui oggi riemergono le tracce.
Qualche sponda doveva pur esserci, qualche reciproca convenienza pure e la rischia di uscirne con le ossa rotte.

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Perduti nell’eterno presente

Ascoltate i che si fanno oggi in giro.
E’ quasi tutto trito , già vecchio quando ancora non è trascorso.
Si va da mese a mese senza futuro e con poco passato alla spalle.
Il più lo si dimentica o non si ha il tempo per pensarci.
Eppure la attira, ma è difficile raccontarla a chi ritiene che la realtà del qui ed ora sia l’unica possibile.

In realtà siamo fatti di e lo è ogni singola nazione o paese, o tribù o semplice famiglia.
Non saperlo è negarsi la conoscenza di quanto ha determinato la nostra stessa identità, se esiste ancora e non è stata mangiata dalle mode e dai media.
La politica segue l’andazzo e ha .
Si va da elezione a elezione con le stesse, identiche promesse.
Intanto nessuno se ne accorge, perché tutto, nella foga della pressante quotidianità, va perduto.
Ed ecco allora che si può dire e poi negare senza che si faccia troppo rumore.
Non è forse quello delle smentite il gioco più utilizzato dai nostri rappresentanti, compreso l’immarcescibile leader massimo?

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