Passate le ideologie, prospera la confusione
I due secoli precedenti l’attuale sono vissuti all’ombra delle grandi ideologie.
Sistemi di pensiero saldi, strategie ferree, credenze incrollabili a carattere quasi religioso, adepti fedeli fino alla morte e masse fanatizzate e osannanti ne sono state il dato visibile.
Al di sotto fremevano utopie più o meno ragionevoli, per lo più realizzate con violenze e soprusi.
Non valeva la persona ma l’identità di gruppo.
Tutti intorno ai leader, uniti da una speranza cieca e sorda ai richiami della realtà.
Il risultato si riassume in illusioni sparse a larga mano e milioni di morti in guerre terribili e fratricide, nelle deportazioni, negli stermini.
Che si parli di nazionalismo, fascismo, nazismo, comunismo ma anche del liberismo occidentale, la ragion di setta, di stato, di casta ha recato lutti in tutto il pianeta.
Si è capito infine che l’uomo vaneggia perfino quando ha grandi idee.
Oggi delle ideologie forti permangono refoli isolati, privi di reale peso.
Domina un pragmatismo senza idee e speranze, tutto volto ai problemi e agli interessi della quotidianità, chiuso al futuro.
Si danno commistioni strane come il comunismo cinese o la democrazia guidata russa.
Sono ritorni al passato che non passa mai, eredità imperiali in pieno ventunesimo secolo.
In Occidente il mercato ha tutto pervaso, rendendo cittadini e partiti permeabili a continui mutamenti di visioni e valori con somma zero.
Si dice che non esistono nemmeno più una destra e una sinistra. Dove i fatti propri dominano, certo!
Altrove le idee rimangono sotto sale, in attesa di risvegliarsi in nuove interpretazioni.