Tutti all’Onu per confrontarsi sui mutamenti climatici
Comincia oggi a New York, presso le Nazioni Unite, una settimana impegnativa e forse cruciale per la politica planetaria.
Al termine ci si sposterà a Pittsburgh per il G 20 delle decisioni importanti, almeno si spera.
Ad alternarsi sulla scena vi saranno i maggiori leader mondiali, compresi quelli controversi del tipo di Gheddafi e Ahmadinejad.
Verranno affrontate una pluralità di tematiche, sullo sfondo della crisi ancora irrisolta ma anche in vista del nebuloso futuro.
Ed è in questo contesto che i mutamenti climatici in corso saranno uno dei principali argomenti su cui si soffermeranno discussioni e proposte.
A fine anno la conferenza di Copenaghen dovrà trovare un nuovo accordo in grado di sostituire il protocollo di Kyoto, ormai in scadenza.
Occorre arrivarci con un piano e un acccordo di massima in grado di corrispondere ai nuovi dati e scenari di cui si è giunti a conoscenza.
Non sarà un compito agevole, perché le resistenze sono molte e riguardano paesi fondamentali come la Cina e l’India.
Gli Stati Uniti, sotto Obama, si sono mossi dallo stallo in cui li aveva costretti la dissennata politica di Bush, ma sono ancora relativamente lontani dalle avanguardie europee.
Eppure la situazione,lo si sa, è drammatica e non ha più senso ritardare l’assunzione di provvedimenti drastici e immediati.
Non abbiamo tempo, lo scioglimento dei ghiacci artici, constatato anche dallo stesso segretario dell’ONU Ban Ki Mooon, non è che uno dei fenomeni in grado di porre problemi enormi al pianeta.
La goccia che fa traboccare il vaso potrebbe intervenire da un momento all’altro e molti, troppi ambienti costituiscono vere e proprie masse critiche a rischio di esplosione.
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