Umanità fragile, natura devastante

Lo tsunami delle occidentali e americane e il accaduto a lasciano intendere la fragilità umana dinanzi al potere catastrofico della .
Immagini e dati confermano il senso della tragedia da noi già conosciuto attraverso il sisma capitato in Abruzzo.
Ma in quei luoghi sfortunati si è manifestato un moltiplicatore complesso.
Al principio vi è la violenza stessa delle scosse, in ambedue i casi fortissime, valutate intorno alla magnitudo 8 della scala Richter.
Quando accadono terremoti del genere c’è poco da fare, le distruzioni sono di per sé molteplici.
Lo tsunami poi è terribile: raggiunge all’improvviso e lascia poco scampo.
Nei fatti già si contano oltre cento vittime nelle e più di duecento trovate a , ma il bilancio è destinato a crescere e di molto.
Il resto lo si sa: dolore, feriti, famiglie scompaginate, persone disperse, comunicazioni interrotte, case crollate, attività economiche distrutte.
Il compito della ricostruzione è inoltre difficile, dove molto è andato in fumo e le risorse sono poche.

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Quel senso della natura che non c’è quasi più

Hai voglia a parlare di !
Ormai vengono in testa solo provette, trasmettitori, ricettori, analisi e quant’altro.
Oppure si pensa ai pannelli solari e alle pale eoliche.
C’è chi vive in un mondo del tutto artificiale, ma anche per i contadini non è facile riconoscersi in un territorio del tutto mutato.
Essere nella natura e con la natura non è più esperienza comune e non bastano certo le riserve e i parchi a trasformare la realtà.
Sono ricetti per indiani in via di sparizione, mentre altrove si stendono cemento, asfalto, piste a dismisura.
I bambini visitano e vedono e poi si chiudono in casa davanti al video e alla tastiera del computer

Il dell’universo che ci circonda e in cui viviamo è stata delle civiltà che ci hanno preceduto.
Conoscevano il cielo che noi bistrattiamo, veneravano la terra che sprechiamo e inquiniamo.
Oggi c’è più sensibilità e minor conoscenza diretta.
Pare un paradosso, ma in genere si tratta con calore di un argomento proprio perché è misterioso e controverso.
Il parco non è la selva e il documentario non è la vita.
L’illusione prende tutti e ci sentiamo dominatori del pianeta.
In verità non ne sfioriamo che pochi tratti e le ferite che generiamo sono l’incubo del domani.

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I convitati di pietra al G 20 di Londra

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A chi risponderanno i del G 20? Quanti ci sono dietro il vertice e a chi si darà ascolto.
Tra breve sapremo le conclusioni e se accordo vi è stato oppure no.
Magari ci sarà per forza, ma occorrerà saggiarne il peso.
Il 50% del mondo che guadagna meno di due dollari al giorno non è affatto rappresentato e dovrebbe di per sé ricevere la maggiori attenzioni, ma è quasi impossibile che sia così.
La vorrebbe, a sua volta, contare, ma forse non se ne tratterrà nemmeno: saprà farcela pagare a suo tempo.
I a rischio o già fuori mercato non possono aspettare molto pure nei paesi dove gli ammortizzatori sociali funzionano.
Verrebbe da dire che la maggioranza del pianeta ha giuste attese e tutti desidereremmo essere presi sul serio per noi e per i nostri figli.

Eppure l’ombra che grava è data dagli interessi di stato e di bottega.
Si vorrà davvero riformare il sistema finanziario, fare ordine nelle organizzazioni internazionali che vi presiedono e mettere al muro i paradisi fiscali?
Si darà freno alla che fa profitti come , dove, quando e quanto gli pare, comprimendo e vessando il mondo del lavoro?
Si sapranno individuare le armonie opportune tra economia e diritti o si continuerà a far finta che le persone non esistano e non contino?
Si cercheranno, insomma nuovi equilibri, o si continueranno a proteggere le lobby antiche, banche e multinazionali in testa?

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Difendiamo il paesaggio italiano

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Il nostro è il bel paese, l’Italia dalla splendida , dagli straordinari artistici, dalle mille comunità dense di antichità e di tradizione.
Ovunque si passi la storia parla e la segue.
E’ il patrimonio che noi non abbiamo costruito, ma che ci è stato consegnato come un vero e proprio tesoro.
Ci sono però le crepe e non solo nei monumenti.
Anche nel passato sono stati compiuti sfregi, certe opere, tuttavia, erano il vanto di intere generazioni.
Pensate alle grandi cattedrali.
Chi le ha iniziate non le ha viste compiute: lo sapeva, ma non disdegnava di impegnarsi e guardava avanti, addirittura oltre figli e nipoti.

Non viviamo nella fretta e se l’albero non cresce in un attimo, non vale la pena di piantarlo.
Si prospera n quartieri francamente brutti, compresi quelli in cui vivono molte persone facoltose.
L’orizzonte è dato da altre case, oppure da scorci dove la c’è, ma viene sfregiata dai rifiuti, dalle mille celle abusive che prosperano ovunque, persino nel bosco dei misteri, dove i bambini hanno sognato o sognano ancora.

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