Scritto Lunedì 22 Giugno 2009 da Sergio Tazzer
I regimi disinformano, spiano, colpiscono, nascondono la mano e poi minacciano.
Questa è la sequenza che vediamo in Iran.
Tutti i pretesti sono buoni per togliere occhi indiscreti.
Ahmadinajad attacca la nazioni occidentali e in particolare la Gran Bretagna, accusandole di interferenze.
Così si possono tenere lontani i media che non piacciono, sguarnendo ancor di più il campo da ogni libera indagine su quanto sta accadendo.
A livello interno basta frenare i media avversari e promuovere i propri, tra cui quelli pubblici, e il gioco è fatto.
Ci sono poi aziende come la Siemens e la Nokia che pare abbiano aiutato i maggiorenti iraniani a capire come risalire all’identità di chi protesta, attraverso il controllo della rete.
La notizia va presa con le pinze, ma se venisse confermata dimostrerebbe che per puro interesse si è pronti a fare persino i delatori.
Questo è il capitalismo attuale.
Il tentativo di chiudere le bocche si attua anche con gli arresti, ben 457 in questi ultimi giorni.
Tra i detenuti è per un poco comparsa anche la figlia dell’importante ayatollah Rafsanjani, poi liberata.
E già: si trattava di una mossa pericolosa contro un religioso potente ed è stata ritirata perché la platea del clero sciita non è completamente sodale con le scelte di Ali Khamenei.
Perplessità stanno sorgendo sul versante riformista ed è possibile che accrescano il loro peso, se la situazione dovesse degenerare.
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Tag:arresti, controllo, interferenze, Iran, minacce, morti, nuovo, occhi indiscreti, paese reale, perplessità, regime
Scritto Martedì 16 Giugno 2009 da Sergio Tazzer
Con la fine delle ideologie forti la ricerca di principi su cui basare la convivenza si è fatta plurale.
Molti si volgono al passato e puntano sulla tradizione, altri propendono per il nuovo e pensano con apertura planetaria.
Spesso ambedue le tendenze risultano illusorie e vengono vissute in superficialità.
La politica cerca di farle fruttare a proprio vantaggio e ciò accade, in particolare, nei paesi dove la democrazia è più debole.
Schegge di comunismo e di nazifascismo si alternano a esaltazioni delle possibilità offerte dalla rete.
Istanze religiose ed etniche vengono sfruttate per rinsaldare comunità in cerca d’autore.
I movimenti sono spesso incomprensibili nelle loro dinamiche impazzite.
Abbiamo giovani che si appassionano alla difesa dei diritti ed altri che si lasciano trascinare dall’integralismo.
Ci sono donne che lottano per la loro emancipazione accanto ad altre che tornano a rinchiudersi negli steccati tradizionali.
Ovunque c’è bisogno di far emergere la propria identità ma poi ci si confonde nella massa.
Ed è proprio la mancanza di parametri universalmente spendibili che crea confusione, continui mutamenti di fronte e smarrimento diffuso.
Il capitalismo, nella sua versione attuale, offre soldi e consumi ma non valori, a meno di non pensare che si possa vivere per il solo profitto.
Per il resto la storia si è auto consumata e tarda a individuare alternative.
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Tag:fine delle ideologie, mancanza di parametri, nuovo, politica affaristica, ricerca principi, superficialità, tradizione
Scritto Martedì 9 Giugno 2009 da Sergio Tazzer
Archiviate le elezioni, val la pena chiedersi quale paese ne esca.
Forse per qualche settimana ancora suoneranno le fanfare della propaganda, si faranno rifaranno i conti, ci sarà polemica.
Ci sono ancora i ballottaggi delle amministrative e le intese da inaugurare o meno.
Poi non si sa.
Intanto in vaste zone del Sud l’astensione è stata notevole, impressionante per le tradizioni patrie.
C’è disaffezione, disagio, disillusione, rabbia, indifferenza.
In Sicilia e Sardegna in piatto piange, altrove non va molto meglio.
In Abruzzo oltre ai disagi ci sono state le proteste.
Si fatica a uscire dalle emergenze, le Giunte traballano, le potenzialità di sviluppo latitano e la disoccupazione torna a mordere.
Si rivedono i treni che vanno verso nord carichi di lavoratori, il pendolarismo precario, la cassa integrazione che fa tremare e riduce le risorse.
L’Italia rimane divisa con una politica quasi legata alla geografia, fatta domini ormai inattaccabili.
Nessuno sfonda mai e non si dialoga granchè.
Pure il sogno del Cavaliere è franato: una buona parte d’Italia non lo accetta e non lo stima.
Rimane dove era arrivato anche in precedenza.
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Tag:astensione notevole, disaffezione, domini inattaccabili, emergenze, fanfare della propaganda, Italia divisa, nazione schizofrenica, nuovo, paese anziano, risorse
Scritto Sabato 11 Aprile 2009 da Sergio Tazzer
![file0001914932487[1]](http://it.ruid.com/photos/original/50876-feyp9d1qnkk837bxh9sy.jpg)
La Tahilandia non conosce tregue né pace.
Gli oppositori del nuovo premier Abhsit Vayyajiva, leader del partito democratico salito al governo da appena tre mesi, dopo avere protestato in settimana a Bangkok, hanno ieri assediato e assaltato l’albergo a Pattaya dove si teneva il vertice dell’Asean, ovvero l’associazione che riunisce i paesi del Sud est asiatico.
L’incontro è stato sospeso.
La cosiddette camicie rosse chiedono nuove elezioni e intendono tenere sotto tiro il nuovo governo del paese, fino ad ottenerne le dimissioni e l’apertura di una nuova crisi.
Cosa succede, vi chiederete?
Forse ricordate le manifestazioni di segno opposto che si tenevano alcuni mesi fa.
Occorre quindi spiegare.
Le camicie rosse rappresentano i sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra, che fino al 2006 ha governato il paese.
Miliardario, discusso, istrione, genio mediatico questi era riuscito a salire al potere con un forte seguito polare.
I soliti problemi di corruzione e le accuse per vari reati l’avevano quindi costretto a riparare all’estero per non cadere nelle reti della giustizia locale.
Il successore, Somchai Wongsawat, faceva in realtà parte della sua corte e ne aveva proseguito la politica affaristica.
Grandi manifestazione erano quindi seguite da parte dell’opposizione, la quale poneva in evidenza la sostanziale continuità del regime e dell’influsso del premier deposto.
Per mesi e mesi vi sono stati disordini e scontri con morti e feriti fino a quando l’esercito ha deciso di intervenire, con il sostegno di fondo della stessa monarchia costituzionale tailandese.
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Tag:camicie rosse, disordini, eredità, nuovo, richieste di nuove elezioni, sopensione, Tahilandia, vertice Asean
Scritto Martedì 31 Marzo 2009 da Sergio Tazzer
![file0001521613157[1]](http://it.ruid.com/photos/original/48309-yaa1rfxc66td8cg3pm63.jpg)
Le risposte alla crisi in atto stanno aiutandoci a capire come si configura il passaggio tra il vecchio e il nuovo.
Se ben guardiamo qualcosa di antico e permanente’è.
Si è cominciato, anche necessariamente, a salvare le banche ancor prima di definire entro quale contesto di regole recuperarle a un assetto del sistema finanziario più congruo ed equilibrato.
Si cerca di sorreggere il settore automobilistico, perché ad alto impatto produttivo e occupazionale, anche se appare condizionato da un mercato con forti prospettive di possibile saturazione.
Ci si affida ai consueti vertici, anche se ormai allargati e infittiti, proprio a motivo delle problematiche planetarie che occorre oggi affrontare.
In molti casi si continua ad evocare ricette liberiste, senza un ripensamento vero e profondo di quanto è accaduto.
Eppure segnali nuovi ve ne sono.
L’intervento dello Stato si fa pesante e, talora, giustamente pretenzioso.
Si ha insomma rinnovata nozione che i soldi sono pubblici, devono servire e, in qualche modo, ritornare utili alla collettività.
Si reclamano innovazioni e si mandano a casa i manager della disfatta.
Questo è l’esempio che vi viene da Obama e dalle sue richieste al settore automobilistico: prendere o lasciare.
Di qui deriva l’accelerazione alle intese tra Chrysler e Fiat e la svolta verso un nuovo modello di sviluppo dell’auto americana.
Basta, insomma, con i vecchi e costosi barconi di televisiva memoria; plauso invece alle utilitarie piccole ed ecologiche.
E anche questa è una rivoluzione culturale, destinata a colpire sia la realtà che l’immaginario.
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Tag:banche, Crisi, nuovo, opinione pubblica, responsabilità comune, risposte, settore automobilistico, Stato, vecchio, vertici mondiali