Usa approvata la storica riforma della sanità

Obama e Nancy Pelosi

Obama e Nancy Pelosi

La riforma della sanità americana è legge. Barack Obama ha portato a termine la sua prima grande battaglia da presidente degli Stati Uniti, con un successo sofferto ed inaspettato. Una vittoria che ha commosso il presidente, che ha dedicato la riforma alla mamma: “Promulgo questa legge nel nome di mia madre – ha detto Obama – che litigò con le assicurazioni anche nei suoi ultimi giorni, mentre lottava contro il cancro”.

E’ l’inizio di “una nuova stagione in America”, ha detto il presidente americano dopo la vittoria dei al Congresso, durante la cerimonia di promulgazione. Accanto a Joe Biden e di fronte ad una platea di sostenitori, tra cui Vicki Kennedy, la vedova del senatore Ted, Obama ha indicato l’avvio di “una nuova stagione” sottolineando la coincidenza tra “l’approvazione della riforma da parte del Congresso e l’inizio della primavera. La legge -ha aggiunto- metterà in moto riforme per le quali hanno lottato generazioni di americani”.

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Obama: “Gli usa diminuiranno il nucleare”

Barack Obama

Barack

Gli Stati Uniti ridurranno il numero delle loro testate nucleari nei prossimi anni. E’ la promessa fatta ieri a a Washington, da Barack .

Il presidente americano, in una dichiarazione rilasciata in occasione dei 40 anni della firma dell’Npt, il Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, ha confermato che ruolo dell’atomica nella difesa Usa diminuirà a breve termine.

Ricordando che Usa e Russia stanno negoziando per il rinnovo del Trattato Start I sulla diminuzione degli arsenali nucleari, scrive che “la nostra prossima revisione della filosofia nucleare andrà al di là della dottrina ormai superata della Guerra Fredda e ridurrà il ruolo delle armi nucleari nella nostra strategia generale di sicurezza, pur mantenendo un livello di deterrenza nucleare sicuro ed effettivo”.

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La riforma sanitaria di Obama va avanti

W300px_ns-0110FinancialSenate[1]Continue sono le sfide che il Presedente degli Stati Uniti d’America deve affrontare in senato affinché la riforma sulla sanità venga portata a termine. Proprio ieri un altro ostacolo in senato è stato superato, ma ci sono contrarietà anche tra gli stessi democratici di Obama.

Bisogna tener conto che nessun repubblicano vota in favore delle mozioni che vengono portate al senato a riguardo e che una parte dei democratici conservatori, il cui voto è determinante, hanno delle riserve sulla riforma. Sabato scorso un importante passo avanti è stato fatto poiché i democratici in senato hanno raccolto i 60 voti necessari per aprire il dibattito di base sul piano, che potrebbe introdurre i più grossi cambiamenti degli ultimi 40 anni nel sistema sanitario da 2,5 migliaia di miliardi di dollari, che rappresenta il primo punto nell’agenda di Obama di politica interna. Il senatore Ben Nelson, democratico conservatore però dichiara:<< Se ci saranno una serie di temi che resteranno come sono ora, non voterò per far decollare il piano>> questo perché Nelson sostiene che la riforma sanitaria può essere valida solo verranno apportati grossi cambiamenti. Il senatore indipendente Joseph Lieberman, quasi sempre alleato dei democratici afferma:<<Penso che nessuno creda che questa legge …passi” così come è scritta, ha detto Lieberman al programma tv di Nbc “Meet the Press”>>.Il dibattito verrà discusso il 30 novembre prossimo e si prevede che duri almeno tre settimane e per Obama sarà ancora una dura lotta.

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Obama in Cina

1fc4717a-f649-67c6-820a-a72a91b7a553-news_fb_ObamaGreetsChinaLeader[1]Prima visita di Obama come Presidente USA in e già si parla di nuove strategie di alleanze da parte degli Stati Uniti che prediligono Pechino agli alleati storici , in primo luogo l’Europa.

Alcuni dei piu’ autorevoli opinionisti americani hanno definito il viaggio di Obama ”una nuova era nelle relazioni con la ”.  Obama e Hu Jintao hanno parlato sulla cooperazione tra i due paesi su una serie di questioni come il clima, il commercio, ma anche Corea del Nord, Iran.

Obama parla di diritti umani, di liberta’ come valori universali e invita Pechino a riprendere i colloqui con il Dalai Lama ma al tempo stesso riconosce la sovranita’ della sul Tibet e Taiwan. Un risultato di rilevante spessore e significato per le autorita’ cinesi.
Durante l’incontro si sono delineate anche profonde differenze che caratterizzano i due paesi, ma Hu Jintao ha dichiarato che e’ ”normale che ci siano. Importante e’ il rispetto reciproco e la volonta’ di risolvere le difficolta”.

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Ma in Afghanistan Al Qaida c’è davvero?

Che fare in Afghanistan?
Obama sta cercando soluzioni politiche e militari per risolvere il pericoloso enigma e tra non molto dovrebbe annunciare nuovi interventi.
Gordon Brown, per parte sua, risponde agli inviti di Washington e decide l’invio di altri cinquecento soldati che vanno ad aggiungersi a un già nutrito contingente, pari a circa novemila uomini.
Si studia il da farsi, ma sostanzialmente ci si orienta nel proseguire a combattere.
Contro chi? I talebani? Al Qaida?
Sembrerebbe un quesito già risolto, ma le complicazioni e i giochi politici non finiscono mai.

Cosa succede? Karzai, presidente debole e cointestato ma assai furbo e avveduto, si lascia intervistare dalla rete americana Abs News.
E qui afferma l’impensabile.
Secondo il suo parere e le notizie che detiene, Al Qaida non ha più basi e presenze in Afghanistan dall’ormai lontano 2001.
Suggerisce inoltre di combattere il terrorismo anche sul piano finanziario e politico, oltre che militare.
Vi sembra poco?
Cosa ci stiamo a fare, allora, in quel lontano e sciagurato paese?

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La riforma sanitaria di Obama procede

E’ una battaglia dura e complessa quella che sta affrontando per far approvare la sua coraggiosa controversa riforma sanitaria.
Parlo di coraggio riferendomi al contesto: gli Stati Uniti non sono l’Europa.
Il problema è anzitutto culturale, perché dall’altra patte dell’oceano tutto quel che sa di pubblico in genere impensierisce e piace poco.
Non è un caso se la pressione repubblicana e della assicurazioni , pur per molti aspetti smaccatamente interessata, è riuscita a ottenere ascolto.
Qui si parla di spirito della frontiera e per molti americani il privato è inattaccabile, poco importa se poi non dà copertura a milioni di persone.
La paura di derive “socialiste” e dell’invadenza dello Stato è quindi facile da evocare.
Siamo di fronte a una vera e propria contesa sui principi fondativi di un’intera società.

Ieri comunque, la commissione Finanze del Senato ha approvato il testo presentato dal senatore Max Baucus.
L’esito dice quattordici a nove e con i democratici ha votato anche la repubblicana moderata Olympia Snowe.
Il è notevole, anche per questo voto aggiunto che potrebbe costare caro a chi l’ha dato.
Da certe parti non si scherza e già sono volate minacce pericolose per chi tradisce il campo avverso alla riforma.

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Ad Obama il Premio Nobel per la Pace

? Speranza? Considerazione? Realtà?
Tanti possono essere i motivi che hanno convinto a scegliere, tra ben duecentocinque candidati per l’annuale Nobel per la Pace.
Si è puntato ai piani più alti, come da molto tempo non avveniva.
E’ un segnale che va considerato nella certezza di quanto serve al pianeta: leader disponibili al dialogo, con una visione dei problemi oltre gli interessi spiccioli, disponibili a capire e considerare le ragioni degli altri.
Il premio verrà consegnato all’illustre destinatario il prossimo 10 dicembre a Oslo.
Le motivazioni date riguardano il ruolo svolto dal nuovo presidente americano nel rafforzamento della diplomazia internazionale e nel contributo dato alla .
Nulla da eccepire, anche se il chiodo del conflitto in rimane.
Non bisogna tuttavia esagerare: chi guida grandi nazioni spesso ha spazi ristretti di manovra e talora a chiamarti nella lotta sono altri.
L’eredità di Bush pesa e non è facile liberarsene e il terrorismo, peraltro, preoccupa.

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Niente Obama per il Dalai Lama

No, non ora.
Il prossimo mese Obama volerà a Pechino per incontrare direttamente il leader cinese Hu Jintao.
Nell’agenda ci sono cose serie da discutere: rapporti bilaterali, questioni economiche, varie crisi di interesse comune, la lotta contro i disastri climatici.
Meglio quindi non irritare l’interlocutore e mantenere buoni rapporti in vista di possibili intese.
Se il DalaiLama è quindi impegnato in un giro di conferenze in varie città americane e arriva pure a Washington, meglio evirare di incontrarlo a quattr’occhi, come pure era prevedibile e quasi scontato.
Ci si vedrà semmai verso la fine dell’anno: il Tibet può aspettare.

I buddisti sono notoriamente pazienti e sanno che questo mondo è una dura realtà.
Pure questo gesto di espresso dal presidente degli Stati Uniti qualche perplessità la lascia.
Il tempo è galantuomo, si dice talvolta, e certe cause hanno tante ragioni al loro interno da non dover badare a qualche impaccio temporaneo.
Avremmo però visto con favore un bel colloquio a due.
Non disperiamo: forse, come si è detto, avverrà, ma per ora la Cina domina i pensieri e occorre rispettarne i vezzi e le ire.

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Obama e Rasmussen al capezzale del problema afghano

Il fronte afghano preoccupa e mobilità.
Le incertezze dominano e le volontà vacillano.
Forse proprio per questo il segretario generale della Nato Anders Fogh , in visita ad Obama, ha voluto assicurare che i paesi dell’organizzazione non intendono abbandonare le proprie responsabilità.
La questione non riguarda soltanto gli Stati Uniti, si è detto, per cui…
In realtà si cerca di procedere, ma gli scricchiolii si odono ovunque.
Le opinioni pubbliche occidentali sono stanche: crescono morti e feriti e non si vedono risultati.
La non ha più prodotto azioni nei nostri paesi e nemmeno in terra americana.
Sembra abbia miglior gioco a colpire gli interessi strategici occidentali e a metterli in difficoltà nei territori che può controllare.
Non è un caso se nella stessa nazione a stelle e strisce, che più risulta impegnata in Afghanistan, la contrarietà alla guerra sta palesando lo stesso volto mostrato nei confronti del pasticcio irakeno.

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Tornano i pesanti sospetti sul nucleare iraniano

Si parla di disarmo nucleare, si vorrebbe procedere, ma gli incerti pullulano e mostrano come la via sia irta di chiodi.
Al centro rimane l’Iran, con il suo programma di sviluppo atomico indirizzato a scopi civili, secondo le autorità di Teheran, alquanto minaccioso per i leader dei paesi occidentali.
La polemica sembrava un poco stemperarsi negli ultimi tempi, tutti reciprocamente ricondotti al noto principio del bastone e della carota.
Si attendeva un incontro chiarificatore senza eccessiva fretta, poi, in un nonnulla, il clima si è di nuovo incendiato.
Che è successo?
E’ avvenuta la scoperta di un secondo sito per la produzione atomica che l’Iran avrebbe tenuto del tutto segreto.
Come mai?

A rivelarlo è stato lo stesso in un improvviso stop ai lavori del G 20 di Pittsburgh.
Accompagnato da e da Sarkozy ha illustrato la nuova pesante situazione, parlando di un’autentica alla comunità internazionale.
Sullo sfondo gravitano nuove e questa volta anche Russia e Cina sembrano disponibili a parlarne e a deciderle.
La novità era stata già comunicata da a Medvedev e il presidente russo non ha potuto far altro che prenderne nota, parlando di grave preoccupazione.
Ora vengono richieste immediate ispezioni dell’AIEA, l’ente internazionale che sorveglia sulla non proliferazione nucleare.
Il regime iraniano, per converso, si trova isolato, inchiodato alle sue responsabilità e alla sua protervia.
Non potrà limitarsi a negare, dovrà anche spiegare, mostrare e non potrà più far conto sula storica protezione della Russia.
Perché tenere nascosto un sito, se si vuole solamente produrre energia?
Preso con le mani nel sacco, l’Iran rischia uno stato di accusa generalizzato.
Fare chiarezza è più che necessario, prima che le situazioni sfuggano di mano.

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