Scritto Giovedì 4 Febbraio 2010 da Andrea Tirone
Un taglio netto ai contributi per l’editoria, nell’ordine del 18-20%. Sono queste le prime indicazioni trapelate dalla commissione Cultura della Camera, che ieri ha avviato la discussione per il riordiono della disciplina che regola l’assegnazione dei fondi. L’imperativo categorico, ribadito dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, è quello di tagliare fuori dalla assegnazione le testate che non ne hanno diritto.
Si cerca una soluzione condivisa con l’opposizione
per tutelare le testate che hanno diritto ai contributi garantendone l’occupazione. “Ho chiesto l’appoggio di tutti – ha detto Boaniuti – per una decisione condivisa al fine di non provocare danni all’occupazione. Il regolamento dovrà favorire l’occupazione dei giornalisti chiedendo agli editori, al fine dell’erogazione dei contributi, l’attestazione di minimi di occupazione qualificata”.
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Tag:approvazione, assegnazione, azioni, bilanci, Commissione, Commissione Cultura, copertura, copie, disciplina, editoria, Emilia Di Biasi, Finanziaria, Fondi, Giuseppe Giulietti, liberalizzazione, modernizzazione, moralizzazione, occupazione, Paolo Bonaiuti, radio locali, RAI, rai tv, Riccardo Levi, riordiono, risorse, sottosegretario, tagli, taglio
Scritto Mercoledì 22 Luglio 2009 da Sergio Tazzer
Previsioni nere dal CNEL sulle prospettive dell’occupazione.
Potrebbero perdere il lavoro fino a mezzo milione di persone, più donne che uomini, più precari rispetto a chi gode di contratti e tempo indeterminato.
Il tasso di disoccupazione potrebbe quindi salire fino al 9% e dietro c’è una realtà di persone e famiglie in difficoltà.
La dinamica è presto detta e descritta: la crisi ha prima coinvolto il sistema finanziata, è poi passata a quello produttivo e ora se ne vedono le ulteriori ricadute.
L’anello debole è dato da chi sta in fondo alla catena e le prospettive non sono rosee.
Tutti gli esperti e i commentatori concordano e ripetono un dato: anche quando verrà la ripresa il mercato del lavoro tarderà a recepirla e i problemi di oggi rischiano di esserci anche domani.
Per il resto l’istituto conferma che forse il fondo è stato raggiunto, che qualche segnale incoraggia, ma prudenti occorre permanere.
Il sistema di armonizzatori in parte funzione in parte andrebbe riformate, perché certe categorie deboli, come i precari, non le tutela come pure si dovrebbe.
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Tag:ammortizzatori, CNEL, decreto anticrisi, governo, occupazione, persone in difficoltà, precari, prospettive nere, voto di fiducia
Scritto Martedì 30 Giugno 2009 da Sergio Tazzer
A Termini Imerese è in gioco la sopravvivenza dello stabilimento FIAT.
L’impresa vorrebbe riconvertirlo dal 2012.
Basta auto e che altro si farà? Con quanti e chi?
Il mistero non fa morire tranquilli gli operai e dell’azienda e dell’indotto.
Ieri non solo hanno scioperato, ma hanno anche interrotto per poche ore la linea ferroviaria e l’autostrada che collegano Messina a Palermo.
La casa torinese cura le proprie nuove acquisizioni estere e abbandona parte di quel che c’è in Italia.
Normale politica industriale?
E il Governo, che ha dato aiuti e incentivi al settore che ne pensa?
Anche qui si gioca sul lavoro e la vita di un territorio che alternative valide per superare la crisi non ne presenta.
A Mede, nel pavese, due operai rumeni sono morti mentre ristrutturavano il tetto di una cascina.
La causa probabile dell’incidente sta in un cortocircuito che sarebbe avvenuto per il contatto tra il cestello elevatore e i fili dell’alta tensione.
Le scariche elettriche avrebbero colpito i malcapitati causandone il decesso.
Per ore sono rimasti immobili sul tetto, prima che un contadino si accorgesse dell’accaduto e decidesse di chiamare i soccorsi, ormai del tutto inutili.
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Tag:incidente. morti, interruzioni, Mede, occupazione, riconversione, salari, scioperi, Sicurezza, stabilimento FIAT, Termini Imerese
Scritto Sabato 30 Maggio 2009 da Sergio Tazzer
Per l’Italia la tempesta non è ancora finita.
La ripresa verrà forse nel 2010, come più volte si è auspicato, ma occorrerà comunque agganciarla e non avrà dimensioni ragguardevoli.
Nel frattempo il Pil segnerà una caduta del 5%, mentre il deficit crescerà del 4,5% e l’occupazione oltre il 10 %.
Si tratta di numeri che non confortano se si pensa alle ricadute economiche e sociali.
Il governatore della Banca d’Italia Draghi non ha potuto esimersi dal farli e da riportare la luce sulla realtà, anziché sui sogni propagandistici.
La speranza occorre, ha sottolineato, ma ci vogliono pure azioni incisive e riforme.
E qui il richiamo è chiaramente per l’esecutivo, cui si consiglia di agire sugli ammortizzatori sociali, contenendo le spese altrove e operando sul versante pensionistico.
Il bilancio, si sa, non consente molto e allora occorrono scelte.
Se troppe famiglie rimangono al palo questo è il senso, i consumi e la produzione non possono crescere e il paese rischia dio stagnare anche quando altrove si parlerà di ripresa.
Il monito è quindi palese e non permette troppe fughe.
Ulteriori crolli del sistema finanziario non se ne prevedono e questo è un bene, visto che da lì tutto è partito.
La situazione però è comunque deteriorata e l’alba piuttosto lontana.
Non ci sono da attendersi miracoli neppure dai cosiddetti uomini del destino e dal notorio stellone nazionale.
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Tag:ammortizzatori, azioni, consumi, deficit, Draghi, Italia, occupazione, pensioni, PIL, produzione, riforme, sociali
Scritto Sabato 30 Maggio 2009 da Sergio Tazzer
All’ennesima convocazione, Marchionne era rimasto in Italia: capiva forse che per FIAT il buio stava avvolgendo la trattativa.
Sembrava peraltro che tutto fosse ancora in alto mare.
Non pareva ci fosse molto da discutere o da aggiungere.
In aria aleggiava pure il sospetto che si fosse invece già deciso.
Nei fatti il ministro tedesco delle Finanze Steinbrueck ha poi annunciato che c’era l’accordo con Magna e con l’alleata russa Sberbank.
La General Motors condivide e nel giro di alcune settimane l’intesa diverrà attiva.
Il governo assicurerà un prestito ponte di circa un miliardo e cinquecento euro e al finanziamento parteciperanno pure le regioni che ospitano impianti Opel.
Alle fine tutto appare chiaro.
Ha contato soprattutto la difesa dell’occupazione a breve termine.
Siamo in periodo elettorale e per i principali partiti tedeschi, ora coalizzati, domani chissà, occorreva salvare il salvabile.
Il piano industriale FIAT era probabilmente migliore e a lunga gittata avrebbe assicurato una miglior riuscita dell’operazione.
Non lo era però abbastanza da garantirsi il successo.
Oggi come oggi sul lavoro non si scherza, per lo meno all’estero.
Sindacati e lavoratori erano in allerta e non sarebbe stato consigliabile deluderli troppo.
L’espansione della casa torinese quindi si ferma e forse è meglio: esporsi in due piani espansivi così complicati era molto rischioso.
La scelta tedesca lascia comunque delle perplessità.
Magna fa componenti per auto e niente più: potrà a sua volta gestire una partita difficile come quella che si apre per Opel?
L’Unione Europea, da’altro canto, vuol vederci chiaro.
Il sostegno governativo agli impianti tedeschi lederebbe le norme sulla concorrenza.
Si è così detto che tutti gli stabilimenti Opel sul continente dovrebbero vedersi garantito eguale appoggio.
Non è detto che tutto sia, insomma, finito e per il meglio.
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Tag:accordo, concorrenza, Fiat, finanziamento ponte, governo tedesco, Magna, Marchionne, occupazione, piano industriale
Scritto Domenica 17 Maggio 2009 da Sergio Tazzer
Quindicimila lavoratori FIAT provenienti da tutt’Italia sfilano nelle strade di Torino per sollecitare i vertici della casa automobilistica a offrire reali assicurazioni sul loro futuro.
Il dubbio aleggia e le mosse sul mercato non rassicurano.
Che la FIAT cresca va bene, ma occorre vedere se vi sarà buona polpa per tutti o se a qualcuno non rimarranno nemmeno le briciole.
Marchionne ha cercato di rassicurare, sostenendo che si farà tutto il possibile per sostenere l’occupazione.
Nella parola possibile non è però inclusa la certezza e questo spiega la mobilitazione.
Anche il Governo dice la sua, ricordando che gli incentivi sono stati dati sulla base di un intesa secondo i posti di lavoro in Italia non dovevano essere diminuiti.
Perfino il cardinale di Torino, Mons. Poletto chiede di vedere il leader FIAT, mentre sollecitazioni ulteriori arrivano dalle Regioni Piemonte, Campania, Puglia e Sicilia, presenti, con i loro gonfaloni, al corteo.
Questi sono i versanti poco seguiti ma quanto mai concreti, delle grandi operazioni che si stanno svolgendo del settore automobilistico mondiale.
La litania sembra sempre la stessa: accorpamenti e tagli occupazionali.
La crisi ha compresso il mercato ed uscirne fuori richiede forza e inventiva.
Marchionne ha puntato in alto, ma ora deve considerare le derivate italiane e tedesche delle sue possibili acquisizioni.
Il versante occupazionale non è più obsoleto, come accadeva fino alla scorso anno, ora sollecita la politica e l’opinione pubblica.
Ulteriori tagli scatenerebbero povertà e disordini.
E ieri se ne è avuta una riprova, quando, alla fine degli interventi previsti i Cobas hanno cercato di impedire gli interventi dei leader dei tre principali sindacati, giungendo a gettare giù dal palco Gianni Rinaldini della FIOM.
Forse si è trattato di una semplice provocazione, forse covano invece disagi così forti da portare dissidi palesi anche tra i lavoratori.
Il segnale è comunque dato: riflettano la FIAT, la politica e gli stessi sindacati.
Non è più possibile giocare facilmente con le persone e le loro sorti e sono intere comunità e non solo alcuni operai a portare il peso dell’incertezza e della possibile caduta nel vuoto.
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Tag:Cobas, dubbi, Fiat, incertezza, lavoratori, manifestazione, Marchionne, occupazione, Rinaldini, segnale, Torino
Scritto Lunedì 30 Marzo 2009 da Sergio Tazzer
![file8421235064665[1]](http://it.ruid.com/photos/original/48167-9pthtxhe4jbk8rafppej.jpg)
La Casa Bianca dovrebbe varare a brevissimo termine un piano di sostegno per il settore automobilistico americano attualmente in profonda crisi.
L’intervento appare quasi obbligato e riguarderà General Motors e Chrysler.
In ballo ci sono ben centoquarantamila lavoratori a rischio disoccupazione.
Di più, un crollo eventuale delle due case automobilistiche avrebbe pesanti ripercussioni su un vasto indotto che ne dipende, sia a livello produttivo che commerciale.
Intere regioni riceverebbero inoltre un grave colpo al loro assetto economico e sociale.
I tempi richiedono però contropartite e Obama ha così chiesto e ottenuto le dimissioni di Rick Wagoner, ormai ex presidente della General Motors, su cui vertono responsabilità nel pessimo andamento del gruppo.
Ha anche premuto per mutamenti sostanziali nelle gestioni e nelle produzioni, in grado di risollevare sul serio gli andamenti del settore.
Non si possono infatti distribuire soldi pubblici senza chiare rassicurazioni e netti distacchi dal passato.
L’opinione pubblica statunitense ormai non lo consentirebbe.
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Tag:assetto economico e sociale, Casa Bianca, manager, occupazione, piano di aiuto, risultati verificabili, settore automobilistico