Parole o fatti?
La parole sono potenti e lo si sa da parecchio, potremmo dire in ogni civiltà e fin dalle origini dell’uomo.
Padroneggiarle e saperle usare aiuta se hai il vento in poppa, ti condanna quando la corrente è avversa.
La retorica e la demagogia non sono nate oggi: ci sono splendide pagine dei greci e dei latini che ne trattano, restando dalle parti nostre.
Ma anche in ambito ebraico e cristiano non si scherza: le si condanna con durezza, quando occludono la conoscenza della verità e risultano ipocrite.
Un ulteriore giro per il mondo non porterebbe esiti diversi.
Tutti i potenti e i dittatori fanno ampio uso del linguaggio e impediscono ad altri di impiegarlo se non in senso adulatorio.
L’arte della persuasione si alterna a quella della minaccia.
Cattiva arte, si intende.
E la storia è vecchia, ma diviene più cruda salendo vicino a noi.
I grandi mezzi di comunicazione espandono all’estremo le possibilità di condizionare vaste masse, soprattutto quando se ne ha l’esclusiva.
E i dittatori e i regimi lo sanno: ogni volta che salgono al vertice pensano subito a irretire l’informazione e a monopolizzarne gli effetti.
Le adunate oceaniche fanno il resto e le parole divengono magnetiche e puntano alla pancia.
Gli slogan si sprecano e la “gente” torna a casa euforica senza nemmeno capire il perché.
E’ lo spirito gregario e servilista che impregna tanti uomini e in Italia è di casa.
I leader massimi lo sanno e ci contano, assorbendosi del tutto nella parete tanto da non poter più trovare, durante e dopo, alcuno spunto di sincerità.