Papello o non papello la trattativa con la mafia c’è stata
Benedetto o piuttosto maledetto papello, non si capisce nemmeno se la versione data sia autentica oppure no.
A dubitarne è l’ex presidente della Camera e magistrato Luciano Violante che lo critica in quanto farebbe cenno a temi, quali il 41 bis e la dissociazione che, nei giorni di cui si tratta, non avevano ancora una definizione chiara.
Il sospetto va a manovre torbide che si agiterebbero in sottofondo e a possibili versioni diverse dello stesso documento sui cui i giudici dovrebbero vagliare con somma attenzione.
L’ha scritto di suo pugno Totò Riina?
Non potrebbe averlo invece costruito Vito Ciancimino per potersi meglio accreditare e ottenere benefici dallo Stato?
E come si spiega l’attuale agire del figlio, nel portare alla luce un testo controverso?
Aldilà dei pur legittimi dubbi e dei tanti tasselli che mancano per una ricostruzione seria, il panorama non muta.
Un tentativo di trattativa tra istituzioni e mafia c’è stato.
Starà ai magistrati di Palermo e Caltanissetta capirne e provarne i risvolti e i contorni, ma il fatto c’è e le testimonianze fioccano.
Buona ultima è giunta quella del procuratore antimafia Piero Grasso, il quale lo dà per compiuto e afferma che avrebbe salvato la vita di diversi ministri, tra cui gli stessi Andreotti e Martelli.
Tentativo dunque, posto in opera per superare la stagione delle stragi, mediando sul trattamento di prigionieri e familiari.
A farne le spese sarebbe stato il giudice Borsellino che più che probabilmente non gradiva.
Anche qui fioriscono nuove ricostruzioni dei familiari che tendono a tratteggiarlo come teso e preoccupato in quei suoi ultimi giorni, sicuro di essere spianto e sotto tiro.