Avanti tutta con lo scudo fiscale!

Figuriamoci se non accadeva, ormai è una regola.
Anche sulla il ha chiesto il .
Lo ha fatto ieri sera ed entro giovedì è prevedibile che tutto sia a posto.
Non bisogna rischiare nulla, alla faccia del diritto del Parlamento di lavorare almeno un poco sui decreti che gli vengono sottoposti.
Sarebbe il sale della democrazia ma dalle nostre parti è piuttosto scipito.
Poco importa di cosa dicano le opposizioni, c’è da far cassa e subito.

Secondo le dell’Associazione italiana private bankers, trasmesse all’Agenzia delle Entrate, gli euro trasferiti bellamente all’estero dai nostri connazionali ammonterebbero a quasi trecento miliardi.
Tra questi, udite udite, ben centoventicinque starebbero al caldo in Svizzera e ottantasei in Lussemburgo.
A S. Marino ne risiederebbero invece, con tutte le comodità, soltanto due.
Il malloppo, insomma, non è da poco e buona sorte ne venga ai paradisi fiscali che dovevano chiudere i battenti.
Quanti ne ritorneranno non è agevole da prevedere, aldilà di quel che si augura l’esecutivo.
Sono stati elevati ponti d’oro per chi si redime: una modestissima aliquota del 5 % più una congrua amnistia per i reati tributari e societari, tra cui il famoso falso in bilancio.
Per i magistrati è una tragedia.
Per Berlusconi e soci si tratta invece di un passaggio irrimediabilmente necessario per riordinare i bilanci e consentire qualche spesa in più.

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Cara, vecchia evasione: quanto ci costi!

In questi tempi di crisi e di analisi a tappeto siamo stati sommersi dai economici.
Ora ne giungono alcuni significativi che concernono l’ fiscale.
Li ha forniti la Guardia di Finanza per i primi sette mesi del 2009.
Ben 5690 sono le indagini avviate e i controlli compiuti.
In particolare è l’ tramite trasferimenti all’estero ad aver fornito le note più ragguardevoli.
Si tratta di ben 3,3 miliardi di euro che mancano all’appello: pensate a tutto quello che ci si potrebbe fare se li si avesse disponibili.
1,1 miliardi di euro riguardano transazioni con i ben noti .
Ebbene: anche qui pensiamo a cosa ci costano queste strutture truffaldine internazionali.
Si è tanto detto e scritto di eliminarle, ma siamo ancora lontani dall’aver ottenuto un risultato definitivo.

Interessanti anche le notazioni sull’.
Pure qui fioccano ovviamente i soldoni evasi: ben 1,8 miliardi di euro, il 17% in più rispetto allo scorso anno.
Ciò ha portato a 3557 cittadini denunciati.
E questo è quello che è stato trovato.
Il resto a quanto ammonta?
Quante finanziarie permetterebbe di sostenere a vantaggio della collettività?
Già le cifre fornite sono indicative e quanto sarebbe utile averle per affrontare i costi economici e sociali della crisi.
Ma in Italia è quasi impossibile giungere ad un accordo serio.
Forse la necessità spingerà a far cassa in ogni modo e non è un caso se oggi viene colpita l’ all’estero;: il ha varato una sanatoria che dovrebbe, nelle speranze, far affluire nuove risorse da parte di chi vuole finalmente mettersi in regola.
Ma le sanatorie e i condoni hanno spesso dato meno del previsto e motivato a continuare per la sua strada chi di fisco non vuole nemmeno sentir parlare.
L’unica strada percorribile per mutare una situazione che ci vede unici in Europa sarebbe un accordo da costruire con tutte le organizzazioni professionali e sindacali: , meno burocrazie e impacci, ma tutti a pagare il dovuto.

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G 20: trovato l’accordo, il paziente respira

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G 20: trovato l’accordo, il paziente respira

Alla fine ce l’hanno fatta e il brodino è servito.
Il paziente può cominciare a sperare, anche se le nubi sulle sfonda sono tutt’altro che diradate.
Ci sono voluti tempo e pazienza per non far fallire il vertice, ma tutti i leader sapevano che occorreva trovare per forza un accordo.
In questi casi si punta al ribasso; questa volta c’è stato maggior e una visione più ampia e confortante.

Il primo risultato è proprio questo: si è riusciti a dialogare e a decidere e non era facile, i problemi sul tavolo e le differenze nei modi di intenderne la soluzione.
La scelta di continuare a concertare, per esempio attraverso un prossimo G 20 che dovrebbe tenersi il prossimo autunno in Giappone, conforta.
Col passaggio del G 8 previsto in Italia, si crea così un percorso che permetterà di monitorare i risultati delle azioni intraprese e di assumere ulteriori decisioni sulla base delle nuove realtà emerse.
E’ un metodo che vale se si continua a guardare al concreto.

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L’inferno dei paradisi fiscali

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Sono un bubbone noto e ormai ben consolidato: si tratta dei paradisi fiscali.
Ve ne sono quasi una cinquantina nel mondo e c’è quindi l’imbarazzo della scelta.
Potete fermarvi in Europa, come dirigervi verso i Caraibi o il sud est asiatico: ne troverete di sopraffini.
La finanza d’assalto ci gongola, le imprese che odiano le li esaltano, chi ricicla ed è malavitoso sentitamente ringrazia.
Il giro d’affari stimato verte sui milleottocento miliardi di dollari all’anno.
Quante cose buone ci si potrebbero fare, se non esistessero.

Il segretario dell’OCSE Gurria ha tuonato che in tempi di crisi questo Eden risulta inaccettabile.
Anche l’ vuol vederci chiaro, ma paesi come il Lussemburgo tendono a turarsi le orecchie.
La Svizzera nicchia, Montecarlo apre, poi si vedrà.
L’atmosfera non è favorevole, ma gli affari sono affari: non sarà facile mettere o imporre ordine in materia.
L’esigenza è però avvertita e molti Stati fanno fatica ad accettare capitali che volano altrove, mentre in giro c’è tanta penuria di risorse.
Pare insomma che il liberismo selvaggio rischi di perdere uno dei suoi santuari preferiti.
Di certo qualche provvedimento andrà preso e, se non altro, si proverà a mediare delle soluzioni.
Tra che non si pagano, segreto bancario, e possibilità di rendere bianco ciò che è nero, i paradisi offrono una quantità di .

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