Scritto Lunedì 19 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Molti non si stupiscono se si testimonia che ai tempi delle stragi di Falcone e Borsellino, proprio nel breve tempo intercorso tra i due eccidi. si sarebbe verificata una trattativa tra Stato e organizzazione mafiosa.
Alcuni lottano e muoiono, altre cedono in una ambiguità che spiega numerosi passaggi oscuri.
Perché si sia pensato a un possibile ponte, occorre che un intero passato ne abbia favorito l’emergere.
Di patti taciti e prossimità tra Stato e malavita si hanno testimonianze che si perdono nel tempo.
Nemmeno la dittatura fascista, con i suoi sforzi di accentramento, riuscì a domare la bestia.
Gli americani trattarono, è risaputo, con Cosa Nostra, per garantire un buon esito dello sbarco in Sicilia, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.
Al termine della guerra i mafiosi furono lasciati fare, nell’ostacolo che ponevano a una possibile rivolta contadina contro i latifondisti parassiti e a una penetrazione nell’isola dell’ideologia comunista.
Dopo di che vennero gli affari e le reciproche convenienze a far sì che politica e mafia convivessero e spesso si scambiassero favori, non solo in Sicilia.
Anche la camorra e la n’drangheta impararono la lezione, maturata appieno negli anni Ottanta dello scorso secolo.
Qualcuno di certo ricorderà il sacco seguito alla distribuzione dei fondi per il terremoto dell’Irpinia, nei risvolti che interessarono soprattutto Napoli.
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Tag:contiguità in piedi, idea di Stato, infezione, lotta sincera, mafia, passaggi oscuri, prossimità, sacco, Stato, trattativa, travasi di voti
Scritto Domenica 2 Agosto 2009 da Sergio Tazzer
Le recenti inchieste sugli attentati mafiosi a Falcone e Borsellino e i loro risvolti tenebrosi ripropongono alla ribalta i tanti conti lasciati aperti nella storia italiana.
Proseguiamo a non avere le idee chiare su numerosi passaggi oscuri del passato e del presente, come se fossimo condannati a un perenne e irrisolto dubbio.
Si parli delle cosiddette stragi di Stato, come del terrorismo di vario colore, dei rapporti tra partiti e potenze straniere o addirittura dei tentativi di svolta autoritarie e delle varie P2 e Gladio, il risultato è che permangono le ombre su numerosi fatti di rilievo.
I processi hanno detto e contraddetto e mai sono stati svelati fino in fondo i nessi terribili tra politica e criminalità organizzata.
Cosa significa tutto questo?
Che la nostra democrazia è debole e debole sempre sarà fino a quando non saprà chiudere certi conti in maniera passabilmente certa.
Se la verità non emerge mai, chiunque arrivi al potere può pensare di farla sempre franca.
Ma agli italiani la verità interessa?
Ricordo ancora il giubilo dimostrato da molti allorchè la magistratura scoprì le malefatte della politica clientelare, affaristica e ladra.
Le indagini di Tangentopoli ebbero grande sostegno popolare finchè si limitarono ai grandi nomi.
Quando iniziarono a scendere nel sottobosco, persero gran parte del favore.
Eppure se oggi ritroviamo casi di corruzione, ritorno in auge delle tangenti e degli illeciti è perché da quella stagione non abbiamo mai voluto uscire sul serio.
Il discredito della magistratura promosso da tanta parte della politica dimostra lo posta in campo.
Si tratta delle sensazione di impunità che a tanti giova ma noi a noi comuni cittadini.
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