Ascoltato Riina sui retroscena delle stragi di mafia
I veleni e i sospetti si moltiplicano, come sempre avviene quando si parla di mafia.
Il complotto cui si devono le morti di Falcone e Borsellino assume vesti sempre più misteriose e preoccupanti.
Il famoso terzo livello sembra emergere dalla foschia dietro i panni di un patto scellerato che doveva siglare la pace tra lo Stato e l’organizzazione criminale.
Chi indaga non si lascia sfuggire un fiato.
La posta in gioca è delicatissima e bisogna procedere con i piedi di piombo.
Ieri magistrati della procura di Caltanissetta hanno interrogato il boss Totò Riina per ben tre ore nel carcere milanese di Opera.
Sul colloquio nulla trapela, se non note strane dell’avvocato Luca Cianferoni che parla di innocenti in gabbia e di responsabili rimasti fuori.
Di certo è facile capire come si tenti di inquinare il clima, a miglior difesa dei condannati con prove schiaccianti e certe.
La verità non può essere del tutto ribaltata e i mafiosi c’entrano eccome nell’assassinio dei due insigni e coraggiosi magistrati.
Qui non si parla di mutare orizzonte ma piuttosto di vederlo e registrarlo in tutta la sua effettiva complessità.
E proprio in questa direzione i stanno emergendo memorie da cui quel famoso patto pare trarre motivi di credibilità.
Si parla dei tentativi di trattativa curati dall’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, di cui oggi riemergono le tracce.
Qualche sponda doveva pur esserci, qualche reciproca convenienza pure e la politica rischia di uscirne con le ossa rotte.