Mafia, Maroni sconfessa Berlusconi su Saviano e l’Italia messa in cattiva luce

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni

Il ministro dell'Interno

contraddice Berlusconi su scrittori e documentari che denunciano mafia e malaffare. Secondo il ministro dell’Interno, Roberto Saviano, con non ha messo in cattiva luce l’Italia agli occhi del mondo. Al contrario Saviano è un “ragazzo coraggioso che vive in una condizione molto difficile. è un bel libro e ha fatto bene a scriverlo, pubblicizzando atti e azioni vere fatte dalla magistratura contro la criminalità organizzata”.

Il ministro degli Interni Maroni interviene ‘Otto e mezzo’ su la7 e contesta le frasi di Berlusconi sugli scrittori che non fanno buona pubblicità all’Italia, che tante ha scatenato. “In – dice il ministro – Saviano ha pubblicato gli atti processuali riscrivendoli bene, e ha diffuso una realtà che c’è ed è documentata”.

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Niente “Ballarò” per un mega “Porta a Porta”

Su 3 domani 15 settembre doveva partire il noto programma di analisi e discussione politica “Ballarò”, condotto da Giovanni Floris.
Non partirà, slitterà come succede su una splendida pista di ghiaccio.
Come mai?
Occorre fare spazio a una prima serata di 1, data in gestione a Bruno Vespa a al suo “”, dedicata alla consegna delle prime case ai terremotati d’Abruzzo.
Ma le due trasmissioni non potevano andare in onda nel corso della stessa giornata?
Il pubblico delle due reti, tra l’altro, in genere non combacia.
Non solo: pare che anche “Ballarò” intendesse collegarsi con l’evento.
Che c’era da temere?

Bruno Vespa è felice e parla di un riconoscimento dovuto, visto che lui, attraverso il suo programma, ha raccolto ben quattro milioni di euro per l’Abruzzo.
Floris non capisce e non plaude.
La decisione è infatti venuta all’ e ha mutato di punto in bianco i palinsesti delle due reti.
Come mai non ci si era pensato prima, si chiede, non senza ragione, anche il presidente della Galimberti?
La dirigenza ha deciso senza nemmeno consultarlo o farglielo sapere.

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Immigrazione: il fronte sud chiama l’Europa

Sula gestione dei flussi migratori l’ latita.
Queste sono le considerazioni e le lamentele del ministro degli Esteri .
La polemica scatenata dalla avvenuta nel Mediterraneo ha posto in difficoltà il Governo che si sente accerchiato.
Anche la Chiesa ha avuto parole dure, così come le principali associazioni umanitarie.
Seguire la Lega nelle sue virate razziste non ha fatto bene all’esecutivo, serve soltanto a rinforzare Bossi.
Per il resto i problemi esistono sul serio e sarebbe miope gettarli addosso soltanto a Berlusconi e compagnia.
non ha tutti i torti.
L’Italia e Malta, costantemente ai ferri corti, sono costrette a gestire pressoché da sole l’imponente flusso che dall’Africa punta a nostri ricchi paesi..
Un minore impatto lo ha la Spagna, per il resto tutti abbastanza tranquilli o meno preoccupati.

L’Unione Europea per ora glissa: se ne parlerà a fine ottobre.
Nei fatti nemmeno l’ultimo tragico episodio serve a dare la sveglia su un tema così importante e difficile da gestire.
La responsabilità deve essere comune e muoversi su più direzioni.
Ma il nostro continente ha poco coraggio e da noi troppo si gioca sul filo della retorica.
Il fronte sud della penisola, la Sicilia in particolare, sono il canale d’accesso naturale e più seguito e l’attuale non può che accrescere i flussi di chi cerca altrove l’indispensabile che la patria non gli concede.
Solo un approccio globale può consentire, al tempo stesso, di diminuire i flussi e di gestirne meglio e con umanità l’accoglienza.
Dobbiamo aiutare i paesi dell’Africa a crescere: si tratta di elementare giustizi ma anche del nostro stesso interesse.
Per il resto vanno adottate politiche serie di integrazione, concordate da tutti i paesi europei, sulla scorta di una responsabilità comune.
Molti che giungono in Italia non vogliono fermarsi nel nostro paese, magari cercano di raggiungere altre mete.
Solo conoscendo ed essendo preparati possiamo quindi adottare le soluzioni di volta in volta migliori.

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La campagna elettorale è quasi sfinita

Basta campagna elettorale

La campagna elettorale per le europee e le amministrative va esaurendosi e non possiamo che esserne felici.
Ci hanno sfinito.
A nulla sono serviti gli appelli più che sensati del presidente Napolitano.
La è cresciuta di giorno i giorno, tutta incentrata sulle beghe interne alla casta.
Di Europa si è parlato poco o nulla, di territorio pure.
In compenso, nostro malgrado o per lo meno mio, sappiamo molto di Veronica, di Noemi e di Apicella che non sono di certo personalità di importanza continentale e nemmeno di quartiere, direi.
Certo, le abitudini del premier e le sue libertà lasciano alquanto perplessi e lui non evita di esibirle e di difenderle a spada tratta.
Un novello guaio giudiziario per l’uso improprio dei voli di Stato non deve fargli molta paura, visto come sono andati i precedenti processi.
A me rimane l’impressione che Palazzo Chigi non sia ormai altro che una dependance di Arcore e di Macherio, per non dire della mitica Villa Certosa.

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Moniti saggi e inascoltati

Continua a lanciare .
Lo fa con grande prudenza ma anche con indubbia .
Ha ragioni da vendere e si esprime con chiarezza individiabile.
E’ davvero un padre saggio, ma in pochi lo ascoltano, aldilà degli assensi scontati e ipocriti che circondano spesso le sue parole.
Si tratta del presidente Napolitano, cui spetta un compito di presidio oggi assai difficile da interpretare e vivere.

Anche ieri, nel suo discorso per l’anniversario della Repubblica, si espresso in forme pacate ma incisive.
Ha richiamato le forze politiche, in perenne scannamento preelettorale, alla responsabilità.
Il paese ha bisogno di coesione e di lungimiranza per affrontare l’attuale crisi, che è economica ,ma anche sociale, e perfino psicologica e culturale.
In Abruzzo occorre provvedere in tempi solleciti e con scelte rispettose delle identità locali.
Le riforme istituzionali vanno pensate ed eventualmente fatte con il concorso di tutti e in un clima dialogante e collaborativo.
Le diverse istituzioni si devono rispettare, e i reciproci ruoli vanno garantiti.

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Scoppia un nuovo caso Santoro

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Manca a dirlo la polemica ritorna su Santoro.
Era troppo che non accadeva.
Il caso è data dalla puntata di giovedì scorso di in si parlava del terremoto in Abruzzo.
Interventi e interviste hanno messo in dubbio il buon operato della , mostrando crepe e mancanze nei soccorsi.
Mai più fosse stato fatto.
Hanno mostrato indignazione i presidenti della Camera e del Consiglio, Fini e Berlusconi.
Molti altri politici hanno detto la loro, chi in accusa chi i difesa del conduttore televisivo.
In diversi hanno trovato proprio qui l’unica stonatura rispetto a un clima di responsabilità diffusa e di comunanza di intenti e di visioni
A loro volta il presidente della Garimberti e il direttore generale Masi hanno annunciato approfondimenti e analisi dei contenuti della trasmissione.
Si è insomma aperto l’ennesimo caso sui confini del diritto si cronaca.

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