Brancher, quando diventare ministro serve a scansare i processi

Il neo ministro, Aldo Brancher

Il neo ministro, Aldo Brancher

Domani il neo-ministro Aldo Brancher si sarebbe dovuto presentare nell’aula del tribunale di Milano per rispondere dell’accusa di appropriazione indebita e ricettazione nell’ambito del processo sulla fallita scalata ad Antonveneta da parte della Bpi. Ma Brancher non ci sarà, almeno fino al 7 ottobre. Nominato ministro una settimana fa, i suoi legali ieri hanno presentato l’istanza per avvalersi del legittimo impedimento, ovvero della legge che consente di sospendere il processo nei confronti del presidente del Consiglio o dei suoi ministri per ragioni attinenti alla loro attività di governo.

L’azione di Brancher ha scatenato le ovvie polemiche politiche. La sensazione che la nomina di Brancher sia stata fatta ad arte per permettergli di sfuggire al giudizio, è forte all’interno dell’opposizione ma anche dell’ala finiana del Pdl. “E’ inelegante - ha sottolinenato da Palermo il coordinatore nazionale di ‘Generazione Italia’, Italo Bocchino – che un ministro appena nominato ed ancora senza delega cominci il suo lavoro invocando il legittimo impedimento, che era stato votato per impedire le aggressioni della magistratura ai ministri e non per nominare ministri sotto processo”.

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Aldo Brancher nominato ministro per l’attuazione del federalismo

Il neo ministro Brancher durante la nomina

Il neo ministro Brancher durante la nomina

Aldo Brancher è stato ministro senza portafoglio per l’Attuazione del Federalismo. La nomina dell’ex sottosegretario di Stato nel dipartimento per le riforme istituzionali e la devoluzione, è stata firmata oggi dal presidente della Repubblica, Giorgio su proposta del Presidente del Consiglio Berlusconi. Il neo ministro ha giurato al Quirinale la fedeltà alla Repubblica.

La nomina del nuovo ministro scatena le polemiche politiche. Tra i più contrariati Antonio Di Pietro, che va all’attacco: “Ricordo molto bene Brancher coinvolto in Tangentopoli per fatti molto gravi, e a me pare che il messaggio che si manda ai cittadini sia uno solo: il delitto paga e che conviene fare il delinquente perché magari si diventa anche ministro”.

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Manovra economica, un coro di proteste. La cgil annuncia lo sciopero generale

Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti

Il dell'Economia Giulio Tremonti

Critiche e polemiche intorno alla varata ieri dal governo. Le reazioni negative arrivano un po’ da tutti i settori interessati dalla finanziaria. Regioni, medici, toghe, sindacati e gridano il loro dissenso.L’opposizione è pronta alla mobilitazione.

Da parte sua il Tremonti fa orecchie da mercante e parla di una manovra che ha scelto di salvaguardare “i livelli di stato sociale” e “operare forti riduzioni di spesa dei governi centrale, regionale e locale” perché è fondamentale “salvaguardare la coesione sociale”. Il Alfano è daccordo col suo collega e ribadisce che questo “è il momento dei sacrifici per tutti”

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De Rossi a gamba tesa contro la tessera del tifoso. Maroni non ci sta

Il calciatore Daniele De Rossi

Il calciatore Daniele De Rossi

Daniele De Rossi si schiera apertamente contro la tessera del tifoso. E scoppia la polemica con il Viminale. Le parole del centrocampista romanista, che dal ritiro della nazionale ha ammesso di non trovare giusta questa “schedatura” preventiva non sono piacitute al ministro dell’Interno Maroni. Tanto che in serata, puntuale arriva il dietrofront del giocatore, con tanto di scuse.

Tutto comincia durante la conferenza stampa al Sestriere, dove l’Italia è in ritiro. “La tessera del tifoso? Non è quella la via per evitare scontri. Il calcio italiano è ostaggio di tante cose, una di queste possono essere anche gli ultrà. Ma il calcio italiano è ostaggio pure delle televisioni e degli sponsor. Io penso che l’ultrà sia una parte positiva del calcio. Almeno parlo per quelli della Roma”.

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Mafia, Maroni sconfessa Berlusconi su Saviano e l’Italia messa in cattiva luce

Roberto contraddice Berlusconi su scrittori e documentari che denunciano mafia e malaffare. Secondo il ministro dell’Interno, Roberto Saviano, con Gomorra non ha messo in cattiva luce l’Italia agli occhi del mondo. Al contrario Saviano è un “ragazzo coraggioso che vive in una condizione molto difficile. Gomorra è un bel libro e ha fatto bene a scriverlo, pubblicizzando atti e azioni vere fatte dalla contro la criminalità organizzata”.

Il ministro degli Interni interviene ‘Otto e mezzo’ su la7 e contesta le frasi di Berlusconi sugli scrittori che non fanno buona pubblicità all’Italia, che tante ha scatenato. “In Gomorra – dice il ministro – Saviano ha pubblicato gli atti processuali riscrivendoli bene, e ha diffuso una realtà che c’è ed è documentata”.

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Fini vs Berlusconi è scontro in diretta tv

La reazione di Fini alle parole di Berlusconi

La reazione di alle parole di Berlusconi

Lo scontro frontale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco è andato in scena alla direzione nazionale del Pdl. Un botta e riposta duro, secco, fatto guardandosi negli occhi e non più attraverso i giornali. La spaccatura tra i due leader è profonda, probabilmente insanabile. E’ Gianfranco ad uscire allo scoperto e, al momento del suo intervento davanti alla platea, rompe gli indugi.

Quando il presidente della Camera prende la parola, è quasi l’una. E parte subito all’attacco: definisce “puerile” la tattica berlusconiana; rivendica la “necessità di fare chiarezza”;nega si tratti di “bizze o gelosie” verso il leader. Polemicamente chiede se “è lecito avere opinioni diverse e organizzate dentro il Pdl”. Denuncia senza mezze parole di avere incassato “bastonature mediatiche” dai giornali della famiglia Berlusconi che definisce “lautamente sovvenzionati” dalla stessa famiglia. E’ sarcastico sulle riforme condivise: “l’avesse detto prima, il Cavaliere, si evitavano polemiche”. Poi arrivano le critiche alla Lega, di cui denuncia la prepotenza. Sull’immigrazione richiama i valori cristiani del Ppe contro i medici-spia e quanti vogliono cacciare da scuola i figli dei clandestini. Nega che Tremonti sia montato sul Carroccio. Però segnala che il ministro del rigore si è prodigato sulle quote-latte. E sul federalismo fiscale domanda: va fatto a ogni costo come vuole Bossi?

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Inchiesta Trani, Napolitano: “rispetto per le indagini e per le ispezioni”.

Il presidente Napolitano

Il presidente

fa da paciere tra e magistratura. In questa guerra tra i due poteri a suon di inchieste e ispezioni punitive, il presidente della Repubblica è intervenuto a far da arbitro. “E’ auspicabile – ha detto – che in un periodo di particolari tensioni politiche qual è quello della campagna per le elezioni regionali, si evitino drammatizzazioni e contrapposizioni, come sempre fuorvianti, sul piano istituzionale”.

Parole concilianti quelle del presidente, che invitano al rispetto dei ruoli istituzionali. “Vanno rispettate in tutti i casi, compreso quello oggi all’attenzione dell’opinione pubblica – avverte il capo dello Stato – l’autonomia delle indagini e l’autonomia degli interventi ispettivi disposti dal della Giustizia nei limiti dei suoi poteri”.

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Partiti in cerca di autore

Il Partito Democratico chiama domani al varco gli elettori per darsi un’identità forte e condivisa.
Il passaggio delle ha un valore intrinseco che va rispettato e condiviso, in quanto permette di scegliere i leader e non di subirli.
Nei fatti non ci sono previsioni attendibile su chi parteciperà né si può essere sicuri di chi vincerà.
I precedenti passaggi tra gli iscritti hanno dato un vantaggio cospicuo a Bersani, ma Franceschini e Marino non sono stati a guardare né hanno gettato la spugna.
Ciascuno porta nel partito idee e sfumature diverse che dovranno comunque armonizzarsi, s non si vorrà proseguire in un caotico affermarsi e negarsi da un giorno all’altro.
E’ già molto, a mio avviso, che le candidature non abbiano ripercorso le divisioni tra le componenti d’origine.
Se il PD saprà finalmente darsi un programma unitario e forte, tutto il panorama politico trarrà giovamento.
E’ di chiarezza che c’è soprattutto bisogno, oggi più che mai, e di forze fresche in grado di lasciare alle spalle le ambizioni di potere, le cadute e le incertezze permanenti, a vantaggio di una scelta ferma, in grado di essere percepita al pari dei tempi duri in cui viviamo.
Si dica se si sta ancora legati al liberismo folle, solo per migliorarlo un poco o se si ‘ in cerca di altri e più provvidi orizzonti.
Si dica che Italia si vuole e come realizzarla.

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Nucleare e terrorismo: ecco le sfide aperte per Teheran

e diplomazia al lavoro.
L’ nel Belucistan che ha colpito e irritato il regime di Teheran non pregiudica i lavori apertisi a Vienna sul .
Il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica El Baradei ha sottolineato come i abbiano avuto un buon inizio e si stiano già approfondendo gli aspetti tecnici in questione.
Il clima sarebbe abbastanza costruttivo e si aspettano oggi ulteriori sviluppi.
Rimangono le dichiarazioni di Ahmadinejad e soci intorno al loro voler procedere a tutti i costi nel già avviato programma di arricchimento dell’uranio.

Tutt’altra atmosfera invece spira intorno alle polemiche sull’, di cui sarebbe responsabile il gruppo sunnita Jundullah.
Restano le accuse della Repubblica islamica agli occidentali.
Si insiste sul fatto che dietro i ribelli ci sarebbero i servizi segreti di Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Il capo dei Pasdaran, Ali Jafari minaccia addirittura rappresaglie e ritorsioni, anche se è difficile capire se la sua sia demagogia, rabbia che deve ancora sbollire o autentica volontà operativa.
A Teheran si esagera spesso e volentieri, anche in ragione del clima di isolamento e accerchiamento che le autorità locali avvertono a livello internazionale.
La sola Russia sembra insistere nel curare rapporti amichevoli e si è detta pronta a collaborare contro ogni tipo di terrorismo.

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L’Iran preoccupa

Brutte notizie dall’Iran
Niente di strano e di provocatorio dicono.
Era da tempo prevista una bella esercitazione militare: pura deterrenza e nulla da spartire con i problemi del nucleare di cui di prosegue a discutere con toni non proprio pacifici.
Eppure tra ieri e oggi una serie di missili di medio e corto raggio sono stati sperimentati, cui si è aggiunto uno Shahab 3 a lungo raggio in grado di colpire, per capirci, lo stesso Israele.
Tutto casuale?
Non sono la autorità di Gerusalemme che hanno più volte chiesto un intervento duro contro Ahmadinejad e compagnia?

La internazionale non si placa.
Dopo che Obama aveva denunciato l’esistenza di un sito nascosto dedicato all’arricchimento dell’uranio, le sono cresciute.
Da Teheran negano la sorpresa: tutto si sapeva già da tempo.
Gli occidentali insistono per ispezioni sollecite, in grado di saggiare i dubbi sugli scopi del nucleare iraniano.
A giorni si terrà l’incontro del gruppo 5+1 con le autorità della repubblica islamica.
Il clima non è favorevole, con Ahmadinejad che accusa gli Stati Uniti di averlo rovinato a motivo di una sceneggiata ridicola.
La , quindi, non si stempera, anche se a nessuno giova accrescere ulteriormente la temperatura del confronto.
Ci vorranno mediatori, forse Russia e Cina, guadagnate alla causa di eventuali sanzioni ma ancora favorevoli a una trattativa pacifica e graduale.

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