La lotta tra informazione libera e potere
Tempi duri per chi voglia fare inchieste e raccontare.
In troppe pari del mondo è diventato estremamente rischioso, in altre soltanto sconsigliabile o più semplicemente difficile.
L’Italia, da questi punti di vista, non sta granchè bene.
Indietro nelle classifiche che valutano la libertà di stampa e informazioni, ancora peggio mostrerà se stessa quando verrà definitivamente approvato il decreto sulle intercettazioni telefoniche.
Il premier notoriamente non gradisce i media avversi e li individua addirittura come complici di un progetto di eversione.
In realtà la storia dice che la nostra politica non è mai stata tenera con chi avanzava critiche o compiva indagini indesiderate.
Non abbiamo mai brillato per reale sensibilità democratica.
Del resto buona parte dei nostri giornali lo sa e da sempre si allinea e non morde.
Altrove si rischia la vita o si è sottoposti a processi da farsa.
Gli ultimi esempi vengono dall’Iran e dalla Corea del Nord, ma il problema si estende a buona parte della nazioni autoritarie del mondo; Cina compresa.
Nemmeno i paesi democratici se la passano bene, del resto.
L’era Bush ci ha consegnato media arrendevoli che non hanno saputo contrastare le enormi e facilmente contestabili bugie di quella amministrazione.