Prosegue, inaspettato, il calo della produzione industriale
Con la crisi occorre andare piano e non azzardare.
Se le imprese non stanno bene, il commercio langue e la disoccupazione cresce non c’è da stare molto allegri.
Dagli Stati Uniti arrivano i primi risultati che confortano, ma anche lì si tratta di segnali ancora deboli e non decisivi.
Da noi ci si aspettava, per la produzione industriale, un dato positivo per lo meno dello 0,4% e arriva invece la doccia fredda.
Siamo ancora in calo dell’1,2 e a livello annuo viaggiamo su un rosso acceso che viaggia intorno al 20%.
Così dice l’Istat nelle analisi riferite allo scorso mese di giugno.
Per il Governo non è una buona notizia, per molti italiani è anche peggio.
Quel che si teme è il riavvio autunnale, quando diverse fabbriche e fabbrichette potrebbero non presentarsi aperte all’appuntamento della ripresa lavorativa.
Già oggi molte situazioni appaiono critiche e corrono per tutta la penisola, generando scioperi e manifestazioni anche estreme tra gli operai.
Si cerca l’intervento pubblico e i sindacati, questa volte uniti nelle valutazioni, suonano l’allarme e chiedono all’esecutivo interventi risolutivi.
L’industria va sostenuta ma anche sul piano degli armonizzatori sociali le aree di occupazione scoperte sono ancora troppo vaste.