Il Senato accetta le dimissioni di Di Girolamo

L'ex senatore Di Girolamo

L'ex senatore

Nicola non è più senatore. Il Senato ha accettato le del rappresentante del Pdl eletto nella sezione estero, con 259 voti favorevoli, 16 contrari e 12 astenuti. Per lui i giudici che stanno indagando sulla mega – Telecom hanno chiesto l’arresto a seguito delle accuse mosse contro di lui dall’imprenditore Mokbel.

Il voto, a scrutinio segreto, è stato preceduto da un intervento del senatore che, parlando davanti a tutto il Senato,ha ribadito le sue . “Ho rassegnato le mie dalla carica di senatore della Repubblica italiana – ha detto nel suo intervento – Dopo tanto fango, dopo l’ignominia di un’esposizione mediatica che mi ha descritto agli occhi del Paese come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale, credo fermamente che sia arrivato il momento della responsabilità e della verità dei fatti”.

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Caso riciclaggio Fastweb-Telecom. Fini nega suo coinvolgimento

Il presidente della Camera Fini

Il presidente della Camera Fini

Lo “scandalo telefonia” coinvolge il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che nega ogni legame con gli indagati. Fini, afferma con decisione di non avere nulla a che fare con il presunto caso di riciclaggio da circa 2 miliardi di euro che sta coinvolgendo alcuni dirigenti della società telefonica e .

“Non ricordo di aver conosciuto Di Girolamo – ha affermato il presidente della Camera – e oggi voterei per il suo arresto”. Tirato in ballo nel corso di una intercettazione, Fini nega ogni legame col senatore del Pdl di cui è stato richiesto l’arresto per il coinvolgimento nella maxitruffa. Esclude di averlo convocato nei propri uffici o altrove per incontri o riunioni”.

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L’inferno dei paradisi fiscali

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Sono un bubbone noto e ormai ben consolidato: si tratta dei paradisi fiscali.
Ve ne sono quasi una cinquantina nel mondo e c’è quindi l’imbarazzo della scelta.
Potete fermarvi in Europa, come dirigervi verso i Caraibi o il sud est asiatico: ne troverete di sopraffini.
La finanza d’assalto ci gongola, le imprese che odiano le tasse li esaltano, chi ricicla ed è malavitoso sentitamente ringrazia.
Il giro d’affari stimato verte sui milleottocento miliardi di dollari all’anno.
Quante cose buone ci si potrebbero fare, se non esistessero.

Il segretario dell’ Gurria ha tuonato che in tempi di crisi questo Eden risulta inaccettabile.
Anche l’ vuol vederci chiaro, ma paesi come il Lussemburgo tendono a turarsi le orecchie.
La Svizzera nicchia, Montecarlo apre, poi si vedrà.
L’atmosfera non è favorevole, ma gli affari sono affari: non sarà facile mettere o imporre ordine in materia.
L’esigenza è però avvertita e molti Stati fanno fatica ad accettare capitali che volano altrove, mentre in giro c’è tanta penuria di risorse.
Pare insomma che il liberismo selvaggio rischi di perdere uno dei suoi santuari preferiti.
Di certo qualche provvedimento andrà preso e, se non altro, si proverà a mediare delle soluzioni.
Tra tasse che non si pagano, segreto bancario, e possibilità di rendere bianco ciò che è nero, i paradisi offrono una quantità di .

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Colleferro: la saga dei rifiuti tossici

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Nei di , in provincia di Roma, si bruciava davvero di tutto e di più.
Gli impianto andavano a pieno giro e i rifiuti anche più critici, pericolosi e, ovviamente illegali, venivano democraticamente accolti e ridotti in placido fumo.
Quando sotto c’è un giro di affari che gravita sui cinquantacinque milioni di euro non si può mica andare sul sottile.
Tutta la “monnezza” merita rispetto e un bell’albergo dove andare a soggiornare prima dell’inevitabile trapasso a miglior vita.
La scoperta e gli ci gratificano, ma non manca di preoccuparci quanto avviene in Italia, allorchè di tratta di rifiuti, soprattutto se tossici e pericolosi.

Intorno agli impianti di smaltimento c’è chi vive e magari semina.
Se il territorio viene sfregiato in queste tossiche maniere, rischia di pagarla chi vi risiede ma anche chi abita lontano.
E questa nuova scoperta può indurre i cittadini a non fidarsi mai, quando si tratta di ospitare impianti di smaltimento o di riciclo, quale ne sia la natura.
Ora si dovrà attuare la solita bonifica.
Chi la pagherà? Coloro che hanno compiuto il misfatto o noi cittadini?

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