Regionali Lazio, Tar e Ufficio elettorale respingono ricorso Pdl

Renata Polverini

Renata

Il simbolo del non comparirà nelle schede elettorali di Roma e provincia. Il Tar del ha infatti il del Popolo delle libertà che aveva richiesto la sospensione del provvedimento. Secondo i giudici amministrativi, presieduti da Eduardo Pugliese, non c’è abbastanza “fumus” a favore del ricorrente per sospendere l’esclusione della lista dalle elezioni regionali del 28-29 marzo decisa dall’ufficio elettorale del tribunale e, poi, dalla Corte d’Appello.

Secondo i giudici il decreto “interpretativo” approvato in fretta e furia dal governo non è applicabile in questo caso “perché le elezioni regionali del sono disciplinate dalla legge regionale numero 2 del 2005″ e non dalla normativa nazionale “interpretata” dal governo. Quella legge, dice la sentenza, “prevedeva la presentazione dei documenti necessari alla candidatura della lista entro le ore 12 dello scorso 27 febbraio”, ma “nel verbale dei carabinieri presenti nell’ufficio elettorale della corte di appello di Roma è scritto che alle ore 12 erano presenti solo 4 delegati di lista e che tra questi non risultava il delegato della parte ricorrente”. Insomma, niente da fare. La lista non è stata presentata in tempo e l’interpretazione successiva è carta straccia.

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Il terremoto politico iraniano

Che ne sarà dell’?
Le di protesta dell’ proseguono.
Ieri ve n’è stata una imponente a Teheran, non autorizzata, composta di migliaia di persone che chiedono l’annullamento e la ripetizione del voto.
La è tanta e la sfida cresce.
Ora c’è anche scappato certamente un morto, ucciso dalle oscure milizie del regime che non vogliono permettere lo sviluppo di ulteriori spazi critici.
Pare che ci siano cecchini in borghese pronti ad aprire il fuoco senza essere visti e riconosciuti.
La folla tuttavia non demorde.
L’ è un e la della società vorrebbe una svolta libertaria.
Chiede che il proprio leader Mussavi non ceda e continui la battaglia.
E’ pronta a proseguire la mobilitazione.

Mussavi ha risposto all’invito dell’ayatollah Khamenei di proporre in sede legale le sue rimostranze sugli esiti del voto.
Farà ma non si aspetta nulla di buono.
La pratica verrà esaminata dal Consiglio dei Guardiani, istituzione centrale del regime iraniano, il quale è probabile che la archivi senza offrire al richiedente e ai suoi sostenitori alcuna soddisfazione.
Pur tuttavia il ceto religioso non è tutto schierato con Ahdmadinejad.
Vi sono componenti moderate che forse tenteranno delle mediazioni, se non altro per stornare il pericolo di una rivolta sanguinosa.

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