Orizzonti aperti, menti chiuse

Unità e differenze, incontri e scontri, responsabilità comuni e interessi particolari.
Oggi tutto ci appare vicino e lontano al tempo stesso.
Il si allarga e le si fanno labili.
Non basta una vita per capire e nemmeno molte, eppure occorre decidere.

Il panorama si allarga ed evoca e .
Che dirne e che farne?
Gli sono sempre esistiti, da che mondo è mondo le culture nascono, si incontrano e migrano.
Ci sono i momenti dell’identità forzata e quelli delle più varie.
Non è così oggi?

Tutto dice che dobbiamo rinnovarci e uscire dagli ultimi rifugi.
Contate e difendete il vostro patrimonio finchè volete, figli e nipoti ne faranno strame se non saprete comunicare ampi e .

Se la politica è piccola è perché lo siamo noi.
Altrettanto se è violenta o becera, noiosa o sguaiata.
La qualità della democrazia non sta nei destini, ma nelle scelte.
Oggi si sa che il cervello è uno strano organo: non è statico ma plastico e mobile, crea connessioni secondo quanto decidete e sperimentate.
Chi si chiude ha una coscienza chiusa e un mondo povero e stantio.
Ma chi si lascia irretire dal frastuono dilagante è altrettanto schiavo: sente e vede come gli altri vogliono e perde la misura.
Siamo più di un cumulo più o meno ordinato di cellule o di particelle atomiche.
Vibriamo con l’universo ma a una frequenza tutta nostra.
Se dovessi dire, pur con tutte le remore e i difetti del caso, Obama dà un senso di e di prospettiva, molta nostra politica, italiana ed europea, sembra un penitenziario.
Se risorgono i fascismi e le piccole patrie siamo finiti.
Se sappiamo tendere la ali verso l’orizzonte, con e , il parlerà del nostro coraggio e del sogno di una umanità più libera e unita.

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Gli universitari italiani pregiano l’Europa

“Gli italiani e l’: , percezioni, aspettative”: questo è il titolo di un’ che è stata condotta presso ventidue atenei del nostro paese.
Si è trattato di una ricerca molto interessante i cui risultati, per molti aspetti, confortano.
Se ne è parlato ieri a Pavia, presso la Biblioteca universitaria.
Vediamo di proporre qual dato utile emerso dalla rilevazioni.

Anzitutto il 69% dei giovani sottoposti a sondaggio guarda con favore all’integrazione europea.
Non solo, essi risultano ancor più convinti dell’utilità di promuovere con gli studenti e gli istituti delle altre nazioni.
Appaiono anche interessati a conoscere nuovi paesi e disponibili a imparare nuove lingue.
Fin qui nulla di molto strano.
E’ tuttavia importante, in prospettiva, che maturi, almeno tra chi studia di più, una sensibilità culturale più vasta e decisamente europeista.

Meno positivo è il dato che si riferisce alla conoscenza dei processi dell’unificazione europea, che risulta buona per un 37% del campione.
Ma non bisogna spaventarsi troppo: è la solita lacuna storica; rispetto agli assetti attuali dell’Unione si sa parecchio di più.
Pur tuttavia qualcosa andrebbe fatto nella nostra scuola, fin dalle classi inferiori, per raccontare opportunamente il passato con un e non più solamente nazionale.

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