La Cina falso comunista festeggia il cinquantesimo compleanno

Primo ottobre 1949: nasce la Repubblica Popolare Cinese.
A fondarla è Mao Tse Tung, capo del Partito Comunista, dopo la vittoria riportata sulla forze nazionaliste supportare dai governi occidentali.
Il grande timoniere procederà poi tra notevoli, guidando il paese con il pugno di ferro verso una modernizzazione ottenuta a tappe forzate.
Realizzerà l’impero del e della dittatura, non del proletariato, ma sul proletariato.
Punterà diritto sul culto della personalità.
I costi saranno immensi anche in termini di vite perdute, ma il gigante si scrollerà comunque dal suo secolare torpore.
In Occidente Mao e il suo mitico libretto rosso diverranno e modelli per una gioventù dallo stile rivoluzionario che poco sapeva e voleva sapere di cosa accadesse davvero in .
Il tutto lo si è saputo dopo, ma l’icona rimane disponibile per i cinesi, anche se tutto è in parte cambiato.

Fu Deng Xiaoping a originare la svolta, dopo la morte del primo attore e la defenestrazione della cosiddetta banda dei quattro che pretendeva di rappresentarne e di imporne l’eredità.
Mutò il sistema economico, aprendosi gradualmente al , rimase intatto l’assetto politico sempre e ovunque centrato sul , sulla sua burocrazia e su un esercito ultrafedele.
La rivoluzione assunse un aspetto stravagante e diede vita a quello strano oggetto che è la odierna; capitalismo sfrenato e regime falso comunista che procedono a braccetto, sfondando tutti i record.

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Un grande problema per un enorme pretesto

Ahmadinejad, l’abbiamo appena visto, torna spesso sul tra e e ci ricama la sua retorica.
Non solo: raccoglie e fomenta le masse.
Bin Laden ha di recente inviato un messaggio agli americani in cui li ammonisce a non proseguire nel loro appoggio a Israele.
Saddam Hussein, nelle sue ultime battaglie perdenti si era fatto difensore strenuo del .
Estremista che trovi, di quel ti parlerà e della palingenesi si farà paladino.
Un enorme problema è diventato un su cui si giocano .
La prima è per il controllo dell’area islamica e per la leaderschip sull’intero Medio Oriente.
La seconda si svolge tra le diverse sigle dell’estremismo islamico e ci combina con quanto precede.
La terza riguarda gli equilibri interni ai diverse paesi e regimi: prendersela con lo Stato ebraico significa spostare su un nemico esterno ben riconoscibile le proprie tensioni.

Il riverbero di quanto accade a Gerusalemme e dintorni, assale il Libano, sconfina in tutta l’area islamica, dall’Asia all’Africa, si diffonde in Europa, varca l’oceano e pervade gli Stati Uniti.
Non si può sfuggirgli, anche se in realtà parliamo di paesi che non hanno speciali risorse e contano pochi milioni di persone,
Sembrerebbe assurdo centralizzarvi gli .
I , però, valgono spesso più dei numeri e in quell’area ve n’è una concentrazione fatale.

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