La Cina falso comunista festeggia il cinquantesimo compleanno
Primo ottobre 1949: nasce la Repubblica Popolare Cinese.
A fondarla è Mao Tse Tung, capo del Partito Comunista, dopo la vittoria riportata sulla forze nazionaliste supportare dai governi occidentali.
Il grande timoniere procederà poi tra contraddizioni notevoli, guidando il paese con il pugno di ferro verso una modernizzazione ottenuta a tappe forzate.
Realizzerà l’impero del partito unico e della dittatura, non del proletariato, ma sul proletariato.
Punterà diritto sul culto della personalità.
I costi saranno immensi anche in termini di vite perdute, ma il gigante si scrollerà comunque dal suo secolare torpore.
In Occidente Mao e il suo mitico libretto rosso diverranno simboli e modelli per una gioventù dallo stile rivoluzionario che poco sapeva e voleva sapere di cosa accadesse davvero in Cina.
Il tutto lo si è saputo dopo, ma l’icona rimane disponibile per i cinesi, anche se tutto è in parte cambiato.
Fu Deng Xiaoping a originare la svolta, dopo la morte del primo attore e la defenestrazione della cosiddetta banda dei quattro che pretendeva di rappresentarne e di imporne l’eredità.
Mutò il sistema economico, aprendosi gradualmente al mercato, rimase intatto l’assetto politico sempre e ovunque centrato sul partito unico, sulla sua burocrazia e su un esercito ultrafedele.
La rivoluzione assunse un aspetto stravagante e diede vita a quello strano oggetto che è la Cina odierna; capitalismo sfrenato e regime falso comunista che procedono a braccetto, sfondando tutti i record.