Passate le ideologie, prospera la confusione

I due secoli precedenti l’attuale sono vissuti all’ombra delle grandi ideologie.
Sistemi di pensiero saldi, strategie ferree, credenze incrollabili a carattere quasi religioso, adepti fedeli fino alla morte e masse fanatizzate e osannanti ne sono state il dato visibile.
Al di sotto fremevano più o meno ragionevoli, per lo più realizzate con violenze e soprusi.
Non valeva la persona ma l’identità di gruppo.
Tutti intorno ai leader, uniti da una speranza cieca e sorda ai richiami della realtà.
Il risultato si riassume in sparse a larga mano e milioni di morti in guerre terribili e fratricide, nelle deportazioni, negli stermini.
Che si parli di nazionalismo, fascismo, nazismo, comunismo ma anche del liberismo occidentale, la ragion di setta, di stato, di casta ha recato lutti in tutto il pianeta.
Si è capito infine che l’uomo vaneggia perfino quando ha grandi idee.

Oggi delle ideologie forti permangono refoli isolati, privi di reale peso.
Domina un pragmatismo senza idee e , tutto volto ai problemi e agli della quotidianità, chiuso al futuro.
Si danno commistioni strane come il comunismo cinese o la democrazia guidata russa.
Sono ritorni al passato che non passa mai, eredità imperiali in pieno ventunesimo secolo.
In Occidente il mercato ha tutto pervaso, rendendo cittadini e partiti permeabili a continui mutamenti di visioni e con somma zero.
Si dice che non esistono nemmeno più una destra e una sinistra. Dove i fatti propri dominano, certo!
Altrove le idee rimangono sotto sale, in attesa di risvegliarsi in nuove interpretazioni.

Leggi tutto »

Assemblea dell’ONU: novità, speranze e preoccupazioni

L’agenda è chiara ed è stata ben definita nel corso dell’Assemblea dell’Onu da Obama.
Era lui a dover agire da anfitrione e da stimolo al dibattito e lo ha saputo fare con il solito mordente e con toni ispirati.
Bastasse, saremmo a posto, ma non è così e anche lui lo sa e lo ha detto: le difficoltà non mancheranno di certo.
I punti cardine sono noti: riduzione degli armamenti verso una cultura della pace universale, nuove regole per l’economia, lotta contro i mutamenti climatici.
In più il presidente americano ha chiarito due punti cruciali di svolta rispetto al predecessore.
Si abbandona anzitutto l’isolazionismo americano, da superpotenza vanitosa e intollerante, per procedere verso un multilateralismo virtuoso.
In secondo luogo, la democrazia non può essere imposta, ma va promossa rispettando le condizioni e le culture locali.

Le reazioni sono diffusamente favorevoli e interessate ma i problemi emergono fin da subito già nell’aula.
Alcuni leader mostrano di che pasta sono fatti ed è veramente scadente.
Pur tuttavia pongono questioni serie e segnalano appunti che non possono essere passati sotto silenzio.
Gheddafi sproloquia per un tempo interminabile, tanto da condizionare il procedere del lavori, ma la sua perorazione contro il Consiglio di sicurezza dell’Onu, per mezzo del quale le grandi potenze spadroneggiano con il loro diritto di veto, è più che ragionevole e motivata.
Parimenti si lancia in uno dei soliti discorsi improbabili e violenti, attacca Israele con l’aula semivuota per protesta, ma poi accusa le nazioni maggiori, soprattutto occidentali, di voler governare il mondo a loro immagine.
Anche qui, come dargli torto?

Leggi tutto »

Draghi dispensa equamente speranze e timori

partecipa al meeting riminese di Comunione e Liberazione e, davanti a una platea plaudente, propone e distribuisce con equità e .
La verrà forse superata nel 2010.
Certi processi in ambito mondiale confortano e qualche debole segnale lo abbiamo anche nel nostro paese.
Forse il periodo più pericoloso, afferma il Governatore, l’abbiamo lasciato alle spalle, ma per tirare un vero sospiro di sollievo ci vuole ancora tempo.
Né tutti i nodi sono stati davvero sciolti: vanno soprattutto date regole per evitare qualsiasi ritorno indebito alle pratiche negative del recente passato.

Per l’Italia vi sono però chiari motivi di preoccupazione.
Anche individua nella debolezza e possibile caduta di diverse imprese un danno economico e occupazionale alquanto probabile e duro da digerire.
Permangono inoltre irrisolte numerose criticità del nostro sistema produttivo che ci rendono fragili rispetto ai principali paesi europei.
Del deficit si sa.
E’ un macigno.
Molte innovazioni servirebbero poi, sostiene , nella cura degli ammortizzatori sociali, nello sviluppo dell’istruzione e delle ricerca, nella rivisitazione del sistema pensionistico, nel rilancio del modello produttivo.
La lista è quindi lunga e permette di capire che ogni eccesso di ottimismo non confortato dai fatti può soltanto essere dannoso.
Qui occorre invece rimboccarsi le maniche, per non perdere ulteriore terreno e rivedere un sistema complessivo che ha mostrato la corda.
Le risorse ci sarebbero ma il paese deve uscire dalle sue strettoie e iniziare a valorizzare le competenze reali piuttosto che sottometterle alle solite consorterie.
Dobbiamo cambiare e molto e la politica deve trovare il e le proposte per farlo sul serio, senza ulteriori indugi.
Il Governo batta allora un colpo e mostri quali programmi intende seguire per allontanarci della recessione senza danni eccessivi e irrimediabili.

Leggi tutto »

Orizzonti aperti, menti chiuse

Unità e differenze, incontri e scontri, responsabilità comuni e interessi particolari.
Oggi tutto ci appare vicino e lontano al tempo stesso.
Il sapere si allarga e le conoscenze si fanno labili.
Non basta una vita per capire e nemmeno molte, eppure occorre decidere.

Il panorama si allarga ed evoca e timori.
Che dirne e che farne?
Gli sono sempre esistiti, da che mondo è mondo le culture nascono, si incontrano e migrano.
Ci sono i momenti dell’identità forzata e quelli delle più varie.
Non è così oggi?

Tutto dice che dobbiamo rinnovarci e uscire dagli ultimi rifugi.
Contate e difendete il vostro patrimonio finchè volete, figli e nipoti ne faranno strame se non saprete comunicare ampi e .

Se la politica è piccola è perché lo siamo noi.
Altrettanto se è violenta o becera, noiosa o sguaiata.
La qualità della democrazia non sta nei destini, ma nelle scelte.
Oggi si sa che il cervello è uno strano organo: non è statico ma plastico e mobile, crea connessioni secondo quanto decidete e sperimentate.
Chi si chiude ha una coscienza chiusa e un mondo povero e stantio.
Ma chi si lascia irretire dal frastuono dilagante è altrettanto schiavo: sente e vede come gli altri vogliono e perde la misura.
Siamo più di un cumulo più o meno ordinato di cellule o di particelle atomiche.
Vibriamo con l’universo ma a una frequenza tutta nostra.
Se dovessi dire, pur con tutte le remore e i difetti del caso, Obama dà un senso di ampiezza e di prospettiva, molta nostra politica, italiana ed europea, sembra un penitenziario.
Se risorgono i fascismi e le piccole patrie siamo finiti.
Se sappiamo tendere la ali verso l’orizzonte, con e impegno, il futuro parlerà del nostro coraggio e del sogno di una umanità più libera e unita.

Leggi tutto »

Basta definirli bamboccioni?

Sono stati definiti bamboccioni e, da quando a dirlo la prima volta fu Padoa Schioppa, il termine gli si è poi appiccicato addosso come un pipistrello.
Naturalmente si parla dei giovani che alla mammina, si afferma, non vogliono proprio rinunciare e rimangono a casa fino ai limiti del possibile.
Altrove, in Europa, le cose vanno diversamente, si dice, e in parte è vero.
Ma altrove le situazioni non sono le nostre.
Pensiamoci bene: che mondo stiamo offrendo alle nuove generazioni?
Di certo le accudiamo, offriamo lo l’utile e soprattutto il superfluo, ma esempi di vita e speranze assai poco.
La non li pregia nemmeno se votano, il mercato certamente di più, perché rappresentano un target che spende e spande.
Il sindacato guarda in particolare a chi il lavoro l’ha già e da tempo o ai pensionati da cui trae legioni di affiliati..
Per coloro che sono alle prime armi c’è l’abbandono nel e nell’interinale.
Nemmeno il settore pubblico offre più occupazione a tempo indeterminato.

Leggi tutto »

Il Madagascar cambia redini

file000198959481[1]

Alla fine ha ceduto.
L’ormai ex presidente dal , Ravalomanana, ha accettato di farsi da parte dopo l’alluvione di proteste e di scontri che l’avevano ridotto all’angolo.
Decisivo è stato l’atteggiamento dell’esercito che si è schierato con la folla e con l’opposizione.
Questa, guidata dal telegenico e ultracomunicativo , attende ora di poter assumere il potere, ma è ancora presto per capire come andranno le cose.
Dopo un lungo periodo di instabilità e di contrasti che hanno causato un centinaio di morti, si attende ora una schiarita, ma non è dato, al momento, capire se la svolta porterà davvero a mutamenti sostanziali.

Come è capitato spesso nelle realtà africane, il è stato in pratica svenduto alle multinazionali.
Il paese, nonostante le grandi ricchezze naturali, non riesce a scrollarsi l’ombra della povertà che attanaglia ancora circa la metà della popolazione.
Le ricette liberiste fin qui applicate hanno radicato le differenze sociali e permesso la solita rapina di risorse a beneficio di pochi e a vantaggio delle grandi potenze economiche mondiali.
Ravalomanana paga il fatto di aver tradito tutte le speranze, avendo ceduto alle sirene del potere e della ricchezza personali ed essendosi mostrato ossequioso verso le ricette velenose del Fondo Monetario Internazionale.

Leggi tutto »