Scritto Lunedì 19 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Molti non si stupiscono se si testimonia che ai tempi delle stragi di Falcone e Borsellino, proprio nel breve tempo intercorso tra i due eccidi. si sarebbe verificata una trattativa tra Stato e organizzazione mafiosa.
Alcuni lottano e muoiono, altre cedono in una ambiguità che spiega numerosi passaggi oscuri.
Perché si sia pensato a un possibile ponte, occorre che un intero passato ne abbia favorito l’emergere.
Di patti taciti e prossimità tra Stato e malavita si hanno testimonianze che si perdono nel tempo.
Nemmeno la dittatura fascista, con i suoi sforzi di accentramento, riuscì a domare la bestia.
Gli americani trattarono, è risaputo, con Cosa Nostra, per garantire un buon esito dello sbarco in Sicilia, nel corso dell’ultimo conflitto mondiale.
Al termine della guerra i mafiosi furono lasciati fare, nell’ostacolo che ponevano a una possibile rivolta contadina contro i latifondisti parassiti e a una penetrazione nell’isola dell’ideologia comunista.
Dopo di che vennero gli affari e le reciproche convenienze a far sì che politica e mafia convivessero e spesso si scambiassero favori, non solo in Sicilia.
Anche la camorra e la n’drangheta impararono la lezione, maturata appieno negli anni Ottanta dello scorso secolo.
Qualcuno di certo ricorderà il sacco seguito alla distribuzione dei fondi per il terremoto dell’Irpinia, nei risvolti che interessarono soprattutto Napoli.
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Scritto Venerdì 16 Ottobre 2009 da Sergio Tazzer
Le prove di una trattativa che sarebbe avvenuta tra Stato e mafia nel periodo in cui vennero uccisi Falcone e Borsellino, si fanno sempre più convincenti.
L’avvocato di Massimo Ciancimino ha consegnato ieri alla Procura di Palermo il famoso elenco in dodici punti.
Esso conterebbe le richieste dei corleonesi alle istituzioni per porre fine alla sanguinosa stagione delle stragi.
Al centro della trattativa ci sarebbe stato Vito Ciancimino, già sindaco del capoluogo siciliano, politico potente e ben introdotto, condannato per mafia e morto nel 2002.
Uno dei canali di relazione avrebbe visto come protagonista il comandante dei Ros Mario Mori.
Si parla anche di una copia del documento in questione che gli sarebbe pervenuta a cura dello stesso Ciancimino da girare pio ai “politici”.
Il quadro a mano a mano si compone, grazie anche alle testimonianze dello stesso Massimo Ciancimino e di Claudio Martelli alla trasmissione “Annozero” della scorsa settimana.
Ormai è abbastanza confermato quanto si sospettava, ma avremmo preferito non dover riconoscere.
Un tentativo di trattativa c’è stato e ad alti livelli.
I provvedimenti duri contro i mafiosi vennero frenati, per poi riprendere corso, allorchè i tentativi d’intesa fallirono.
I corleonesi, sembrerebbe,chiedevano troppo.
Borsellino, anche questo è emerso, probabilmente sapeva, si è forse messo di mezzo ed è stato ammazzato.
Dovrà chiarirlo la Procura di Caltanissetta che sta procedendo nelle indagine.
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Scritto Mercoledì 2 Settembre 2009 da Sergio Tazzer
La scuola riparte e la protesta si incendia.
I precari guardano le destinazioni e scoprono di aver perso il lavoro.
Ce ne sono che da trent’anni aspettano di essere immessi in ruolo e ora devono far i conti con le cattedre ridotte, pare oltre quarantamila in meno.
La rabbia si espande e prende forme diverse.
A Milano ci si incatena, a Roma ci si spoglia, a Benevento si sale sul tetto, a Napoli si tenta di forzare i blocchi della polizia.
Nell’insieme le manifestazioni si estendono in tutta la penisola e dimostrano un disagio patente e diffuso.
E siamo solo all’inizio.
I tagli sono venuti e migliaia di insegnanti, in particolare al Sud, perdono occupazione, funzione, speranze e un salario dignitoso.
L’esercito dei senza lavoro si accresce di una categoria e questa volta la responsabilità sta dalle parti dello Stato.
Occorreva risparmiare?
D’accordo: c’è modo e modo.
Non si potevano poi studiare dei correttivi tali da non gettare sulla piazza le persone da un giorno all’altro?
Pensate poi, in questo momento, davanti a quali alternative!
Si parla di insegnanti, ma i tagli riguardano anche il personale di servizio.
Avremo così una scuola migliore?
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Scritto Sabato 25 Luglio 2009 da Sergio Tazzer
I veleni e i sospetti si moltiplicano, come sempre avviene quando si parla di mafia.
Il complotto cui si devono le morti di Falcone e Borsellino assume vesti sempre più misteriose e preoccupanti.
Il famoso terzo livello sembra emergere dalla foschia dietro i panni di un patto scellerato che doveva siglare la pace tra lo Stato e l’organizzazione criminale.
Chi indaga non si lascia sfuggire un fiato.
La posta in gioca è delicatissima e bisogna procedere con i piedi di piombo.
Ieri magistrati della procura di Caltanissetta hanno interrogato il boss Totò Riina per ben tre ore nel carcere milanese di Opera.
Sul colloquio nulla trapela, se non note strane dell’avvocato Luca Cianferoni che parla di innocenti in gabbia e di responsabili rimasti fuori.
Di certo è facile capire come si tenti di inquinare il clima, a miglior difesa dei condannati con prove schiaccianti e certe.
La verità non può essere del tutto ribaltata e i mafiosi c’entrano eccome nell’assassinio dei due insigni e coraggiosi magistrati.
Qui non si parla di mutare orizzonte ma piuttosto di vederlo e registrarlo in tutta la sua effettiva complessità.
E proprio in questa direzione i stanno emergendo memorie da cui quel famoso patto pare trarre motivi di credibilità.
Si parla dei tentativi di trattativa curati dall’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, di cui oggi riemergono le tracce.
Qualche sponda doveva pur esserci, qualche reciproca convenienza pure e la politica rischia di uscirne con le ossa rotte.
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Tag:Borsellino, Ciancimino, complotto, Falcone, indagini, mafia, memorie, patto scellerato, risposta, sospetti, Stato, Totò Riina, veleni
Scritto Venerdì 26 Giugno 2009 da Sergio Tazzer
Non si è cittadini di una nazione e di un paese solo perché si può godere di riconoscimento e di una serie stabile di diritti.
Il concetto, nella sua integralità non comprende unicamente l’appartenenza ma si gioca anche sulla partecipazione attiva e responsabile.
Si hanno opportunità, si ottiene rispetto, libertà.
Ci sono pure doveri da assolvere e norme cui attenersi.
In un contesto civile e realmente democratico si danno equilibri virtuosi e trasparenti tra l’individuo e la collettività, fino a quell’espressione politica caratteristica che è lo Stato con tutte le istituzioni che ne derivano e dipendono.
La cittadinanza viene allora considerata un valore e permette a chi ne è investito di sentirsi inserito in una comunità più vasta con cui si intrecciano relazioni consapevoli e reciprocamente fruttuose.
In Italia non è facile sentirsi cittadini a pieno titolo.
Da una parte esistono caste, lobby, nuclei di potere che premono e differenziano fino a escludere e condizionare.
Dall’altra abbiamo persone che più che chiedere diritti cercano soluzioni interessate e non danno alcun peso alle regole comuni.
Qui allignano le raccomandazioni, le tangenti, il voto di scambio, l’evasione, il menefreghismo diffuso.
Ne scaturisce quella giungla di comportamenti impropri che rende ingestibile e fragile la nostra società: qui la cittadinanza decade.
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Tag:cittadinanza, comunità, cultura civile, democrazia, diritti, doveri, equlibri virtuosi, libertà, partecipazione atttiva, persone, rispetto, Stato
Scritto Martedì 31 Marzo 2009 da Sergio Tazzer
![file0001521613157[1]](http://it.ruid.com/photos/original/48309-yaa1rfxc66td8cg3pm63.jpg)
Le risposte alla crisi in atto stanno aiutandoci a capire come si configura il passaggio tra il vecchio e il nuovo.
Se ben guardiamo qualcosa di antico e permanente’è.
Si è cominciato, anche necessariamente, a salvare le banche ancor prima di definire entro quale contesto di regole recuperarle a un assetto del sistema finanziario più congruo ed equilibrato.
Si cerca di sorreggere il settore automobilistico, perché ad alto impatto produttivo e occupazionale, anche se appare condizionato da un mercato con forti prospettive di possibile saturazione.
Ci si affida ai consueti vertici, anche se ormai allargati e infittiti, proprio a motivo delle problematiche planetarie che occorre oggi affrontare.
In molti casi si continua ad evocare ricette liberiste, senza un ripensamento vero e profondo di quanto è accaduto.
Eppure segnali nuovi ve ne sono.
L’intervento dello Stato si fa pesante e, talora, giustamente pretenzioso.
Si ha insomma rinnovata nozione che i soldi sono pubblici, devono servire e, in qualche modo, ritornare utili alla collettività.
Si reclamano innovazioni e si mandano a casa i manager della disfatta.
Questo è l’esempio che vi viene da Obama e dalle sue richieste al settore automobilistico: prendere o lasciare.
Di qui deriva l’accelerazione alle intese tra Chrysler e Fiat e la svolta verso un nuovo modello di sviluppo dell’auto americana.
Basta, insomma, con i vecchi e costosi barconi di televisiva memoria; plauso invece alle utilitarie piccole ed ecologiche.
E anche questa è una rivoluzione culturale, destinata a colpire sia la realtà che l’immaginario.
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Tag:banche, Crisi, nuovo, opinione pubblica, responsabilità comune, risposte, settore automobilistico, Stato, vecchio, vertici mondiali
Scritto Giovedì 19 Marzo 2009 da Sergio Tazzer
![file3901234896059[1]](http://it.ruid.com/photos/original/46570-1z875efh1wjkx176m9ja.jpg)
La crisi in Italia picchia dura, come altrove del resto.
Il momento è quello che è e le difficoltà dell’economia reale si fanno sentire sempre più.
Ormai non è un affare di sole banche, ma l’intera struttura produttiva mondiale sta faticando e da noi la situazione non è diversa.
I governi delle nazioni più progredire continuano a indire riunioni e a preparare vertici.
In realtà nessuno ha ricette risolutive e ogni paese cerca proprie vie, sperando che funzionino.
Risorge lo Stato come centro propulsore, necessario per parare i colpi di un sistema che prosegue nello sbandare pericolosamente.
Non c’è che sappia dire o scommettere se, quando e come ne usciremo.
Nei fatti è difficile che trovino soluzioni coloro che non hanno saputo prevedere il disastro e mutare la via quando ancora si era in tempo utile.
Fino all’ultimo le scelte ultraliberiste apparivano indiscutibili, come se una divinità le avesse trasmesse all’intero pianeta con obbligo di obbedienza assoluta.
Eppure esistevano già analisi, indicazioni e pareri di esperti che vedevano bene il baratro in cui ci siamo alla fine gettati.
Ma i vertici non avevano di che preoccuparsi: gli scompensi non li toccavano e l’opinione pubblica pareva anestetizzata, incapace di reagire ai pur forti segnali di caduta che già da tempo pervenivano.
Ora che il terremoto è avvenuto e ha sparigliato le carte, si fa fatica a immaginare una nuova partita.
Riemergono stranamente opzioni socialiste, quasi per moto proprio, perché non se ne può fare a meno.
Nessuno più difende il mercato selvaggio, ma i suoi epigoni proseguono a festeggiare.
Ma, chiediamoci, possono la autorità politiche ed economiche pensare e risolvere da sole i problemi che abbiamo?
Se si tratta di provvedimenti ponte forse: occorre per forza agire in fretta.
Mutamenti più sostanziali di sistema esigono invece una discussione vasta al di fuori di ogni superficialità.
Cari signori, bisogna tornare a pensare e a farlo tutti.
Se anche si passasse indenni dalla crisi, ma è difficile ormai che accada, altri interrogativi ci aspetterebbero comunque dietro all’angolo e potrebbero ricacciarci in fondo.
Bisogna finalmente tornare a chiederci che futuro vogliamo e possiamo avere.
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Tag:cittadini, Crisi, discussione vasta, governi, mercato selvaggio, mutamenti sostanziali, provvedimenti ponte, ricette, Stato, terremoto, vertici
Scritto Sabato 14 Marzo 2009 da Sergio Tazzer
![file0001159405239[1]](http://it.ruid.com/photos/original/45897-sne1r55ypge4t2kbh71p.jpg)
Il cammino verso un compiuto sistema federale deve, in Italia, tener conto di diverse condizioni specifiche che non agevolano il compito.
Un primo dato riguarda l’assetto da conferirgli.
La scelta preponderante che si è fatta è centralizzata sulle Regioni storiche ed è fondata di per sè
Ricalca del resto un modello diffuso in Europa e che ci avvicina soprattutto alla Germania, nazione formatasi secondo un percorso storico per molti aspetti analogo al nostro.
In realtà il nostro paese è però ulteriormente e, talora, profondamente frammentato.
Vive di forti tradizioni comunali e territoriali.
Occorre perciò considerarle se si vuole conferire stabilità all’insieme.
Livelli diversi di rappresentanza e governo sono necessari, anche per avvicinare quanto può possibile le istituzioni ai cittadini.
Occorre quindi un sistema progressivo di deleghe tale di armonizzare il generale con il locale.
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Tag:autonomie locali, condizioni specifiche, deleghe, equilibrio, integrazioni europeee, politica adulta, Regioni, sistema federale, Stato
Scritto Sabato 7 Marzo 2009 da Sergio Tazzer
![images[4]](http://it.ruid.com/photos/original/44904-pgb1sxryzjt14rrxy5e7.jpg)
La crisi si fa dura e ovunque, nel mondo industrializzato, si chiede agli Stati di intervenire.
Era da tempo che non accadeva e deve far riflettere.
Le teorie ultra liberiste hanno da sempre predicato la necessità di limitare il ruolo delle istituzioni pubbliche nell’economia e nella vita dei cittadini.
Esigevano che il mercato potesse procedere senza regole di sorta, giudicando il gioco puro della concorrenza bastevole a garantire le migliori sorti per la comunità umana.
Ovunque vi sono state privatizzazioni a catena.
Dappertutto si è detto che lo Stato doveva farsi da parte, rendersi più asciutto, restituendo ai cittadini e alle imprese risorse, attraverso politiche fiscali favorevoli.
L’esaltazione acritica del mercato senza controlli e limitazioni sta al fondo dei problemi che stiamo oggi attraversando.
Ed è così che un teoria e una pratica da tempo considerate indiscutibili, hanno ora incontrato un limite invalicabile.
Lo dice la realtà.
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