Afghanistan: prorogata la missione Isaf, si discute di strategie

L’Afghanistan continua a produrre problemi e a richiedere riflessioni ampie e ben configurate.
Altro che exit strategy, qui si torna a parlare di nuove truppe che dovrebbero servire per stroncare la resistenza talebana.
Nemmeno fosse facile.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha comunque prorogato di un anno la missione Isaf, guidata dalla .
Il fatto è cosa realizzare sul campo.
Le questioni sono molteplici.
Da una parte c’è la scarsa attendibilità e forza della democrazia afghana, uscita a pezzi dalle ultime elezioni.
Dall’altra pesa la povertà del paese, distrutto dalle continue guerre in tutte le sue strutture fondamentali.
Si devono poi considerare i continui e le intimidazioni che rendono insicuri perfino i luoghi ufficialmente più protetti.
Fanno vittime e generano paura e insicurezza.
In ultimo troviamo il solito dilemma alla base dell’intero disordine descritto: che fare con i talebani?

sta avendo colloqui assai estesi con consulenti e collaboratori e presto si incontrerà con Gordon Brown.
Si tratta di decidere una strategia in grado di ottenere risultati, anche perché l’opinione pubblica americana e inglese non ne può più di impegni bellici, gravosi e fallimentari.
Il generale capo missione Stanley Mc Chrystal ha chiesto altri quarantamila soldati da impegnare su un largo fronte e vuole capire quali siano gli obiettivi cui tendere.
La risposta deve essere, naturalmente, politica e va trovata attraverso un largo .
Ormai è chiaro che Stati Uniti e da soli non ce la fanno: vi è tutto un contesto da smuovere e cointeressare.
Il tempo stringe e tra poco dovremmo avere le prime risposte: chissà se basteranno o se produrranno l’ennesima caduta nel vuoto.

Leggi tutto »

Obama e Rasmussen al capezzale del problema afghano

Il fronte afghano preoccupa e mobilità.
Le incertezze dominano e le volontà vacillano.
Forse proprio per questo il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, in visita ad Obama, ha voluto assicurare che i paesi dell’organizzazione non intendono abbandonare le proprie responsabilità.
La questione non riguarda soltanto gli Stati Uniti, si è detto, per cui…
In realtà si cerca di procedere, ma gli scricchiolii si odono ovunque.
Le opinioni pubbliche occidentali sono stanche: crescono morti e feriti e non si vedono risultati.
La non ha più prodotto azioni nei nostri paesi e nemmeno in terra americana.
Sembra abbia miglior gioco a colpire gli interessi strategici occidentali e a metterli in difficoltà nei territori che può controllare.
Non è un caso se nella stessa nazione a stelle e strisce, che più risulta impegnata in Afghanistan, la contrarietà alla guerra sta palesando lo stesso volto mostrato nei confronti del pasticcio irakeno.

Leggi tutto »

La graticola coinvolge anche Fini

Ora l’obiettivo si è spostato su Fini.
Il presidente della Camera appare un eretico nella grande chiesa berlusconiana e leghista, assume posizioni incongrue, non sa accontentarsi della carica cui è stato elevato, pretende di fare politica in autonomia.
Su diverse posizioni acclarate e benedette propone :
Per esempio vorrebbe dare a chi nasce in Italia, anche se figlio di immigrati.
Per il Carroccio è peggio di una bestemmia e Bossi non tarda a dargli addirittura del “matto”, dimostrando tra l’altro assai scarso rispetto per quella che rimane una primaria carica istituzionale.
Il premier gli fa eco, reputando l’idea un regalo ai soliti comunisti che la sosterrebbero per guadagnare surrettiziamente più voti.
Arriva quindi Feltri e bacchetta Fini, sostenendo che le sue posizioni indipendenti e sbilanciate, altro non sarebbero che un tentativo di ingraziarsi l’opposizione in vista della corsa al Quirinale.
Non solo, gli consiglia di rientrare nei ranghi di una destra reale, smettendo, tanto per gradire, di comportarsi in modo ridicolo.

Leggi tutto »

Scoperta la guida del “buon talebano”

Chiamateli terroristi, ribelli o integralisti, comunque in Afghanistan ci sanno fare.
La propaganda funziona, la realtà spesso non segue.
Di certo il buon talebano ha oggi una in tredici punti che gli permette di capire come proporsi nella lotta ai demoni occidentali.
L’ha firmata il ben noto mullah Omar ed è stata trovata dai britannici nel corso delle ultime operazioni belliche tenutesi nel territorio conteso di Helmand.

Quel che stupisce del testo è la strana moderazione.
Vi si raccomanda di rispettare sempre i civili, di non fare differenze etniche e linguistiche, di comportarsi con rettitudine ed onestà, senza sottintesi personali.
Perfino gli attacchi suicidi dovrebbero essere condotti solo in vista di obiettivi seri e di grande impatto.
Non si possono sprecare le , insomma, per pura volontà di martirio.
Si capisce che vi è attenzione nel comunicare un dove si distingue assai bene tra connazionali e d’occupazione.
I “nostri” non devono essere toccati; semmai vanno protetti.
E anche nella gestione dei prigionieri non bisogna improvvisare: vanno considerati per la loro origine e per il loro rilievo effettivo.
Vanno giudicati dall’autorità religiosa preposta, la quale può prescrivere di volta in volta, se perdonarli, recluderli oppure giustiziarli.
Alle spalle si sente il desiderio di far percepire tutto il peso di un’organizzazione salda, dove tutto ha il suo ruolo e il suo posto, senza improvvisazioni o indiscipline.

Leggi tutto »

Dove va Al Qaida

La famosa e fumosa guerra contro il sta da tempo lasciando in pace i paesi occidentali verso cui sembrava principalmente diretta.
Sarà per le misure di indagine e difesa attuate, ma c’è forse qualcosa di più importante da capire.
Due hanno colpito in queste ultime ore la Somalia e l’: circa cinquanta morti e un centinaio di feriti nel primo caso, venti uccisi nell’altro.
Le ultime notizie ci fanno capire come insediamenti di terroristi siano presenti in ambedue queste nazioni, come, del resto, nello .
I desiderio dell’organizzazione di Bin Laden è sempre stato quello di destabilizzare i governi moderati o deboli dell’area mediorientale, per costituirvi un fronte integralista panarabo e islamico forte e coeso, in grado di opporsi alle influenze occidentali.

Oggi la partita di Al Qaida è complicata dalle operazioni militari pakistane che stanno mettendo alla corda i Talebani verso gli stessi territori tribali di confine dove l’organizzazione avrebbe avuto le sue sedi.
In vi sono ancora notevoli spazi per i ribelli amici, ma gli Stati Uniti sembrano intenzionati a colpire in misura più concentrata e più efficace proprio le basi e il retroterra dei terroristi.
La politica di apertura di Obama verso il mondo arabo toglie poi frecce all’arco di chi punta a una contrapposizione netta e fatale.
Nello stesso Iraq, dove Bin Laden aveva puntato parte delle sue carte nella lotta asimmetrica contro gli americani, dopo il cambiamento di rotta degli ultimi periodi, gli spazi per influire sugli eventi si sono ridotti.
Ecco allora la necessità di trovare o consolidare nuovi insediamenti laddove la pressione è minore.
Si tratta di una che mira a colpire ovunque sia possibile, ma che non ha avuto l’impatto che forse Bin Laden sperava.
Il fronte islamico integralista, antiebraico e antioccidentale permane diviso, con tutte le sue diverse sigle variamente presenti sull’altra sponda del Mediterraneo.
Nessuno vuol farsi né comandare né influenzare, nemmeno Hamas.
Altre nazioni svolgono patrinaggi forti, come l’Iran e la Siria.
Ecco allora i tentativi di Al Qaida di trovare alte sedi e di condizionare ulteriori processi, senza però aver davvero mobilitato le grandi masse o aggregato le in campo.

Leggi tutto »

Obama chiude Guantanamo: e poi?

Guantanamo deve chiudere e chiuderà.
La famosa e orrida prigione che ospita presunti terroristi e al cui interno sono stati ampiamente documentati casi di tortura vedrà serrate le porte, probabilmente nel gennaio del 2010.
Lo ha detto il presidente Barack Obama che desidera così voltare pagina dopo gli eccessi dell’era Bush.
Restano i prigionieri che verranno trattati diversamente, a seconda delle accuse e delle indagini loro riferite.
Alcuni avranno ordinari, altri dovranno presentarsi dinanzi a corti militari, altri ancora saranno destinati ad altri luoghi di detenzione, parte negli Stati Uniti, parte all’estero.
Rimane un gruppo di maggiori indiziati con alto indice di pericolosità per i quali si deve ancora trovare una sistemazione adeguata.
In realtà la distruzione di un simbolo non basta per chi abbia a cuore i .
Quel che accadrà in futuro avrà caratteristiche di rispetto e di trasparenza o la partita continuerà a svolgersi in termini discutibili, magari con meno riflettori al seguito?
Aldilà della pur comprensibile difesa della sicurezza nazionale, sarebbe bello constatare davvero che l’America torna ad essere in pieno uno stato di diritto.

Leggi tutto »

Benvenuti alle grandi opere

A11NCPICAX01972CAOJ3E7MCA2UT3XWCAA7ZPJKCA8XL5DACAFY2GHQCAZ8ASWJCA4RERR5CAC8LZE3CAVU3SQTCATHI6MJCALFNBUECARF0QNQCAQOLG5MC

Il Governo ha varato il promesso piano di edilizia pubblica e per la realizzazione delle cosiddette grandi opere, dotandolo di un finanziamento cospicuo pari a 17,8 miliardi di euro.
Si tratta di interventi molto vari, alcuni dei quali, come il Mose di Venezia e il ponte sullo stretto di Messina, piuttosto contestati, mentre altri, quali il completamento della Salerno-Reggio Calabria sono invece di evidente necessità.
La finalità sottesa stai incrementare la del paese e nel contempo nel promuovere .

Proviamo a vedere dove potrebbero sorgere perplessità ed a quali fenomeni è opportuno che si guardi con attenzione.

Il primo dubbio riguarda i problemi di saturazione che molte aree del paese scontano.
I cittadini sono spesso contrari e veder leso ulteriormente un territorio già fragile e largamente sfruttato.
A ciò si aggiungono le possibili lesioni a un ambiente che è la nostra ricchezza e il nostro polmone ed è in costante rischio di ulteriore degrado.
Occorre quindi vegliare, affinchè le scelte non risultino distruttive e troppo penalizzanti per le nostre già sfregiate comunità.

Leggi tutto »