Berlusconi e dintorni: problemi vecchi per una politica imbalsamata

Per chi ragiona sono .
Vecchi problemi ci vengono presentati come assolute novità.
Sulle che riguardano più o meno da vicino il premier scoppia il solito cicaleccio.
E ora tutti guardano alla sorte dell’ormai mitico Lodo Alfano.
Se la Corte Costituzionale lo boccia che succede?
E’ un fatto politico? L’ultimo assalto dei poteri forti che vogliono gettare al macero la democrazia elettiva per odio verso ?
Se la memoria non vi manca, questa è una storia vecchissima, ormai decrepita.
Il polverone però scatta sempre e non lascia guardare alla realtà.

Il Cavaliere ha troppi , tra presunti e reali e non è tutta invenzione della magistratura comunista.
Molto del suo passato di imprenditore è dubbio.
Non è solo un fatto personale.
Questa continua a pesare come un macigno sugli sviluppi del paese.
Si torna sempre da quelle parti.

Il premier è sotto assedio?
Lui vuole andare avanti, ma intorno è un gran vociare di altre : elezioni anticipate, governi del presidente, esecutivo di passaggio.
Fini ha chiarito che i governi devono nascere dalla volontà popolare e non dal Parlamento.
In linea di principio è vero, ma il passato ha visto presentarsi una pluralità di esecutivi ponte, soprattutto nei momenti di crisi acuta, in attesa di ulteriori passaggi elettorali
Quello del presidente della Camera sembra comunque un blocco dato anche all’interno della maggioranza stessa.
difficilmente si farà da parte, anche se le situazioni dovessero precipitare.
Finora siamo alla pretattica, ma il senso di rovina imminente comincia a estendersi.
Ne dubito tuttavia e vedo che intanto non si parla della crisi occupazionale e sociale che sta attanagliando il paese.
Sempre lì si torna, come se il mondo fosse immobile: il premier, i suoi infiniti guai giudiziari e i relativi bisogni di ultratutela.

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La lotta tra informazione libera e potere

Tempi duri per chi voglia fare inchieste e raccontare.
In troppe pari del mondo è diventato estremamente rischioso, in altre soltanto sconsigliabile o più semplicemente difficile.
L’Italia, da questi punti di vista, non sta granchè bene.
Indietro nelle classifiche che valutano la libertà di stampa e informazioni, ancora peggio mostrerà se stessa quando verrà definitivamente approvato il decreto sulle intercettazioni telefoniche.
Il premier notoriamente non gradisce i media avversi e li individua addirittura come complici di un progetto di eversione.
In realtà la storia dice che la nostra politica non è mai stata tenera con chi avanzava o compiva indesiderate.
Non abbiamo mai brillato per reale sensibilità democratica.
Del resto buona parte dei nostri giornali lo sa e da sempre si allinea e non morde.

Altrove si rischia la vita o si è sottoposti a processi da farsa.
Gli ultimi esempi vengono dall’Iran e dalla Corea del Nord, ma il problema si estende a buona parte della del mondo; Cina compresa.
Nemmeno i paesi democratici se la passano bene, del resto.
L’era Bush ci ha consegnato media arrendevoli che non hanno saputo contrastare le enormi e facilmente contestabili bugie di quella amministrazione.

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E il piano casa dov’è finito?

Il del è ancora al palo.
Era da tempo che non se ne parlava più.
Forse avrete pensato che tutto era già risolto.
Il terremoto d’Abruzzo ha indotto invece nuove riflessioni e frenati, o meglio, sviati gli entusiasmi edilizi del premier.
Le Regioni vogliono essere ascoltate e chiedono che l’esecutivo predisponga sgravi fiscali del 55% per chi decide di operare interventi di per la propria casa.
Non solo, vorrebbero anche un piano di posta in degli edifici pubblici.
La posta in gioco è quindi polposa e fa premio di quanto si è capito dopo i tragici eventi.
La ricostruzione stessa, nelle aree colpite dal sisma, è oggetto di interrogazioni e delle inevitabili polemiche.

Per si tratta di una nuova spina nel fianco.
Ieri ha intrattenuto variamente la categoria dei costruttori che rischia di pagare pesanti dazi occupazionali se i progetti restano al palo.
Ha trattato dell’Abruzzo e ha promesso che entro novembre saranno già pronti tredicimila alloggi, opportunamente ambientati nel verde.
Il tempo stringe e anche la propaganda ha le sue date di scadenza.
Arrivederci, dunque, all’autunno.

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