Colleferro: la saga dei rifiuti tossici
Nei termovalorizzatori di Colleferro, in provincia di Roma, si bruciava davvero di tutto e di più.
Gli impianto andavano a pieno giro e i rifiuti anche più critici, pericolosi e, ovviamente illegali, venivano democraticamente accolti e ridotti in placido fumo.
Quando sotto c’è un giro di affari che gravita sui cinquantacinque milioni di euro non si può mica andare sul sottile.
Tutta la “monnezza” merita rispetto e un bell’albergo dove andare a soggiornare prima dell’inevitabile trapasso a miglior vita.
La scoperta e gli arresti ci gratificano, ma non manca di preoccuparci quanto avviene in Italia, allorchè di tratta di rifiuti, soprattutto se tossici e pericolosi.
Intorno agli impianti di smaltimento c’è chi vive e magari semina.
Se il territorio viene sfregiato in queste tossiche maniere, rischia di pagarla chi vi risiede ma anche chi abita lontano.
E questa nuova scoperta può indurre i cittadini a non fidarsi mai, quando si tratta di ospitare impianti di smaltimento o di riciclo, quale ne sia la natura.
Ora si dovrà attuare la solita bonifica.
Chi la pagherà? Coloro che hanno compiuto il misfatto o noi cittadini?
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