Nucleare e terrorismo: ecco le sfide aperte per Teheran

Toni duri e al lavoro.
L’ nel Belucistan che ha colpito e irritato il regime di Teheran non pregiudica i lavori apertisi a Vienna sul nucleare iraniano.
Il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica El Baradei ha sottolineato come i abbiano avuto un buon inizio e si stiano già approfondendo gli aspetti tecnici in questione.
Il clima sarebbe abbastanza costruttivo e si aspettano oggi ulteriori sviluppi.
Rimangono le dichiarazioni di Ahmadinejad e soci intorno al loro voler procedere a tutti i costi nel già avviato programma di arricchimento dell’uranio.

Tutt’altra atmosfera invece spira intorno alle sull’, di cui sarebbe responsabile il gruppo sunnita Jundullah.
Restano le della Repubblica islamica agli occidentali.
Si insiste sul fatto che dietro i ribelli ci sarebbero i servizi segreti di , Gran Bretagna e Stati Uniti.
Il capo dei Pasdaran, Ali Jafari minaccia addirittura rappresaglie e ritorsioni, anche se è difficile capire se la sua sia demagogia, rabbia che deve ancora sbollire o autentica volontà operativa.
A Teheran si esagera spesso e volentieri, anche in ragione del clima di e accerchiamento che le autorità locali avvertono a livello internazionale.
La sola Russia sembra insistere nel curare rapporti amichevoli e si è detta pronta a collaborare contro ogni tipo di terrorismo.

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Leader bellicosi e il mondo tossisce

I toni si fanno duri, le seguono e dopo come si fa a fermarsi?
Lo è calcato da che scherzano con il fuoco.
È un segno che deve invitarci a pensare.
Perché le folle spesso applaudono ed è accaduto già più volte nella storia, anche recente, con i risultati che sappiamo.
Dal nostro pacifico osservatorio europeo non riusciamo a scorgere tutti i torrenti impetuosi che squassano il panorama della terra.
Se anche ci parlano di e dure, di milioni di profughi scuotiamo il capo e lo giriamo dall’altra parte.
Sono sempre troppo lontane dai nostri confini.
Eppure non è vero.
I conflitti incrementano l’emigrazione, mettono a rischio l’economia, a parte il settore militare, e ogni ulteriore tensione che dovesse aprirsi un poco più arzilla e prossima potrebbe peggiorare la crisi.
Che accadrebbe se Israele decidesse di bombardare gli impianti per l’arricchimento dell’uranio in ?
Che succederebbe se tra le due Coree dovesse capitare un improvviso incidente?

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Nuovo esecutivo in Israele

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ha finalmente il suo muovo , presieduto, come ormai si sapeva da tempo, dal leader del Likud Netanjahu.
Il parlamento israeliano, la Knesset, lo ha approvato con 69 voti contro 45.
Si tratta, in realtà, di una , orientata decisamente a destra, ma sostenta pure dall’imprevedibile apporto del Partito Laburista, che ha ottenuto l’importante ministero della Difesa.
La composizione dell’esecutivo, alquanto numerosa e variegata, è stata a lungo problematica e conta ora, per non scontentare nessuno, ben quattro vice premier.
Spicca agli Esteri la presenza di Lieberman, esponente piuttosto esagitato e per nulla malleabile.
In sostanza ci troviamo di fronte a uno strano mistero.
Si vorranno o no dare passi concreti verso la pacificazione con i palestinesi?
Vi saranno o no aperture nei confronti degli stati arabi confinanti?
Come verrà gestito il rapporto con Obama, il quale spinge fortemente affinchè si raggiungano nuove e definitive intese?

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