Napolitano replica agli attacchi di Berlusconi e Feltri

Dopo i ripetuti portatigli dal e i sparsi a larghe dal solito Feltri, direttore del quotidiano più equilibrato e oggettivo del pianeta, il presidente Napolitano ha dovuto prendere carta e penna e chiarire.
L’ha fatto con fermezza, tramite una nota ufficiale che non lascia spazio a ulteriori illazioni, sempre che non si voglia speculare sul nulla.
Non vi è alcun patto sotterraneo tra il Quirinale e il capo dell’esecutivo e ancor meno con la Corte Costituzionale.
I ruolo del capo dello non è quello di svendersi al primo offerente o di agire e rimestare nel delle intese sotto banco.
Sinceramente non vedo Napolitano ridotto a queste vesti tenebrose: il suo rigore morale è innegabile così come l’assoluta fedeltà al ruolo e ai compiti che ne derivano.
Egli ha anche chiesto rispetto per tutti gli organi di garanzia previsti dalla nostra Costituzione.
Credo che questa ulteriore precisazione spieghi ancor meglio il senso del suo dire e permetta di conferirgli l’autentico valore.
Non si tratta tanto o solo di una difesa personale, quanto di un richiamo alla natura dei rapporti che devono intercorrere tra le diverse istituzioni.
Di questo è fatta la , piaccia o meno.

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Veleni e potere: il premier è troppo solo

S’uso improprio, truffaldino e ricattatorio di dossier, veleni, insinuazioni, depistaggi e ben raccontate non è certo esclusiva della politica italiana.
La storia comprova che il potere scatena appetiti furiosi e chi lo detiene non pensa mai di doverlo passare ad altri, nemmeno quando i capelli s’incanutiscono, le forze mancano e il cervello va in bubbole.
Vicende tenebrose, intessute intorno a troni e regge, vagano da una parte all’altra del pianeta, sia nella realtà che descritte dalla letteratura e dall’arte in genere.
Da noi, per non risalire troppo lontano, la tradizione fa capo già al Medioevo e al Rinascimento per poi procedere, praticamente senza sosta, fino ad oggi.
In , però, queste cose, penserà qualcuno, non dovrebbero accadere.
Non dovrebbero, ma succedono eccome e non solo da noi, come si è detto.
Pur tuttavia meno se ne hanno e più un sistema democratico è sano e risponde davvero alla volontà popolare.
Infatti a noi tutti questi intrecci non giovano affatto, riguardano soltanto le lobby più influenti e l’èlite che gestisce il potere reale.

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Troppi veleni intossicano la democrazia

Il premier riparte in quarta con le denunce e le richieste di risarcimento.
Ora tocca all’Unità e pure alla nota e simpatica Litizzetto.
Tra il e l’Avvenire prosegue il reciproco scambio di accuse.
Veltri insiste nel suo accusare Boffo e lo sfida a rendere pubblico tutto ciò che lo riguarda sul piano giudiziario.
Prosegue quindi indicando che parte delle informazioni ricevute potrebbero provenire proprio dall’interno del .
Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi smentisce categoricamente e accusa il direttore del quotidiano di fomentare confusione e di diffondere .
Fini, come al solito ormai, si smarca dal premier, interviene e chiede uno stop a quel che riferisce come killeraggio verso le persone.
Niente si ferma e non si sa davvero come questa andrà a finire.
Da quel che si comprende è un pasticcio che non fa onore a nessuno e con esso c’è anche la libertà di stampa che va a farsi benedire.
Sostenere a questo punto che siamo un paese normale è da ciechi o da temerari incalliti.

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Ascoltato Riina sui retroscena delle stragi di mafia

I veleni e i sospetti si moltiplicano, come sempre avviene quando si parla di .
Il complotto cui si devono le morti di e assume vesti sempre più misteriose e preoccupanti.
Il famoso terzo livello sembra emergere dalla foschia dietro i panni di un che doveva siglare la pace tra lo Stato e l’organizzazione criminale.
Chi indaga non si lascia sfuggire un fiato.
La posta in gioca è delicatissima e bisogna procedere con i piedi di piombo.

Ieri magistrati della procura di Caltanissetta hanno interrogato il boss per ben tre ore nel carcere milanese di Opera.
Sul colloquio nulla trapela, se non note strane dell’avvocato Luca Cianferoni che parla di innocenti in gabbia e di responsabili rimasti fuori.
Di certo è facile capire come si tenti di inquinare il clima, a miglior difesa dei condannati con prove schiaccianti e certe.
La verità non può essere del tutto ribaltata e i mafiosi c’entrano eccome nell’assassinio dei due insigni e coraggiosi magistrati.
Qui non si parla di mutare orizzonte ma piuttosto di vederlo e registrarlo in tutta la sua effettiva complessità.
E proprio in questa direzione i stanno emergendo memorie da cui quel famoso patto pare trarre motivi di credibilità.
Si parla dei tentativi di trattativa curati dall’ex sindaco di Palermo Vito , di cui oggi riemergono le tracce.
Qualche sponda doveva pur esserci, qualche reciproca convenienza pure e la politica rischia di uscirne con le ossa rotte.

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