Vertice Italia Russia. Passo verso il ritorno al nucleare

Berlusconi e Putin

Berlusconi e Putin
Alla RAI si vive di polemiche, più che di una programmazione seria e adeguata a un servizio pubblico.
Il manovratore non vuole essere disturbato e guai a chi ci prova.
Potete capire se poi si tratta del solito Santoro con l’ormai mitico “Annozero”.
Basta una puntata e…Apriti cielo!
Si è riparlato della libertà di informazione? Chi si permette?
Si sono citati gli scandali gravitati intorno al premier? E che modi sono questi?
Berlusconi, si sa, pensa che la RAI dovrebbe essere amica di chi governa, in quanto eletto dalla maggioranza del popolo.
E così partono i suoi ascari e puntano a una bella verifica dell’accaduto.
Ci pensa il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scaiola a partire con una bella convocazione dei vertici RAI.
C’è molta carne al fuoco, tra cui la discussione del nuovo contratto di servizio, ma c’è anche il caso Santoro su cui riflettere e assumere decisioni, se possibili, dure, molto dure.
Normalmente, in tutti i programmi di politica che l’emittente pubblica propone c’è sempre ampia possibilità di contradditorio, salvo in certi e ben conosciuti “Porta a Porta”.
Anche ad “Annozero”, sono sempre presenti politici della maggioranza e giornalisti loro amici che possono difendere come credono il Governo, il premier e tutto ciò che gli aggrada.
Il conduttore propone temi pepati? Fa domande imbarazzanti? E’ parte del suo mestiere.
Se dovesse offendere, incorrerebbe in querele.
Si apre all’Onu il vertice sul clima e subito Obama sale sul pulpito per divulgare il suo credo.
Sono parole dure e preoccupate.
Invita a capire che quel che va accadendo sul piano ambientale è una minaccia grave, urgente e in continua crescita
Rischiamo di consegnare alle nuove generazioni una catastrofe irreversibile.
In realtà la stiamo già creando a noi stessi.
Il tempo sta inoltre per scadere, ma non bisogna farsi illusioni, le trattative per giungere a un accordo utile saranno difficili e complicate.
Il presidente USA afferma poi di aver fatto in pochi mesi a difesa cdella natura quel che mai era stato compiuto nel suo paese.
Coraggio, proseguiamo!
Interviene, logicamente, anche il segretario delle Nazioni Unite Ban ki Moon e rimprovera tutti, spiegando che le trattative volte a conseguire un accordo, per contrastare e contenere i mutamenti climatici in corso, stanno procedendo con lentezza glaciale.
Invita a comprendere che la conferenza di Copenaghen è ormai prossima e rimane poco tempo per concludere le necessarie intese.
A chi risponderanno i leader del G 20? Quanti convitati di pietra ci sono dietro il vertice e a chi si darà ascolto.
Tra breve sapremo le conclusioni e se accordo vi è stato oppure no.
Magari ci sarà per forza, ma occorrerà saggiarne il peso.
Il 50% del mondo che guadagna meno di due dollari al giorno non è affatto rappresentato e dovrebbe di per sé ricevere la maggiori attenzioni, ma è quasi impossibile che sia così.
La natura vorrebbe, a sua volta, contare, ma forse non se ne tratterrà nemmeno: saprà farcela pagare a suo tempo.
I lavoratori a rischio o già fuori mercato non possono aspettare molto pure nei paesi dove gli ammortizzatori sociali funzionano.
Verrebbe da dire che la maggioranza del pianeta ha giuste attese e tutti desidereremmo essere presi sul serio per noi e per i nostri figli.
Eppure l’ombra che grava è data dagli interessi di stato e di bottega.
Si vorrà davvero riformare il sistema finanziario, fare ordine nelle organizzazioni internazionali che vi presiedono e mettere al muro i paradisi fiscali?
Si darà freno alla globalizzazione selvaggia che fa profitti come , dove, quando e quanto gli pare, comprimendo e vessando il mondo del lavoro?
Si sapranno individuare le armonie opportune tra economia e diritti o si continuerà a far finta che le persone non esistano e non contino?
Si cercheranno, insomma nuovi equilibri, o si continueranno a proteggere le lobby antiche, banche e multinazionali in testa?
Proseguono i vertici dei ministri finanziari del G8.
L’ultimo, tenutosi tra venerdì e sabato scorso, non ha condotto molto avanti la discussione.
Gli europei paiono puntare sull’introduzione di regole per disciplinare soprattutto il mercato finanziario.
Gli americani sono per la necessità di produrre grandi investimenti pubblici, diretti a dare ossigeno e una vigorosa spinta all’economia.
Le ricette non sono incompatibili, ma l’accentuare l’uno o l’altro aspetto non è peregrino.
L’Europa ha grande attenzione per i problemi di bilancio e possiede dei trattati che prevedono limiti chiari a ogni possibile sforamento.
L’enfasi data sulle regole deriva anche dalla constatazione che da noi la crisi è stata, per molti aspetti, importata.
Non solo: il nostro continente ha bisogno di esportare per mantenere saldo il sistema produttivo ed è per questo che con tanta insistenza le autorità europee hanno messo in guardia contro le tentazioni protezionistiche.